Il governo giapponese ha promulgato venerdì una nuova legge che vieta la profanazione della bandiera nazionale, l’hinomaru, segnando una delle misure più simboliche del programma di destra della premier Sanae Takaichi. La norma, che punisce il danneggiamento, la deturpazione o la trasmissione in diretta di atti considerati offensivi, ha immediatamente scatenato un acceso dibattito politico e culturale. Per Takaichi, la mancanza di una legge che tuteli la bandiera giapponese era “sbagliata”, soprattutto in un Paese che già punisce il vandalismo delle bandiere straniere per evitare tensioni diplomatiche.
Ma gli oppositori sostengono che la nuova norma sia vaga, ambigua e potenzialmente pericolosa: potrebbe scoraggiare l’uso della bandiera nell’arte, nelle proteste e persino nelle opere digitali, violando la libertà di parola garantita dalla Costituzione. La legge vieta azioni che “causino estremo disagio o disgusto negli altri”, una formulazione che molti giuristi considerano troppo soggettiva. I trasgressori rischiano fino a due anni di carcere o 200.000 yen di multa. “Punire chi vandalizza la bandiera significa proibire la critica al governo”, ha dichiarato il costituzionalista Motohiro Hashimoto durante un’audizione parlamentare.
Il governo ha elencato alcuni esempi di violazioni: strappare, bruciare o calpestare la bandiera in pubblico; rimuoverla da edifici comunali; pubblicare online video che mostrano la distruzione della bandiera anche in spazi privati. Sono invece consentite le rappresentazioni artistiche, le immagini digitali e l’uso delle bandierine decorative per i bambini. La bandiera giapponese, con il suo disco rosso su sfondo bianco, è da sempre al centro di controversie. Solo nel 1999 ha ottenuto lo status legale di bandiera nazionale, dopo decenni di tensioni legate al passato bellico del Paese. L’altra bandiera storica, la kyokujitsuki, associata alla marina imperiale e alla colonizzazione asiatica, continua a suscitare proteste internazionali.





