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Hiroshima

Hiroshima, 81 anni dopo l’atomica. Il monito della città: “Non ripetere la tragedia”

giovedì, 6 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Ottantuno anni dopo, Hiroshima si è fermata ancora una volta alle 8.15. È l’ora in cui, il 6 agosto 1945, il bombardiere statunitense B-29 Enola Gay sganciò sulla città “Little Boy”, la prima bomba atomica utilizzata in guerra. Nel Parco memoriale della Pace, circa 50mila persone e rappresentanti di 120 Paesi hanno osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime.

L’ordigno all’uranio esplose a circa 600 metri dal suolo, sprigionando una potenza equivalente a 15 mila tonnellate di tritolo. Il centro della città fu investito dall’onda d’urto, dal calore e dalle radiazioni: circa il 70% degli edifici venne distrutto o incendiato. Hiroshima stima che entro la fine del 1945 fossero morte circa 140 mila persone, su una popolazione di 350 mila abitanti. Il numero esatto non è mai stato accertato.

Tre giorni più tardi una seconda bomba, “Fat Man”, colpì Nagasaki. Il 15 agosto l’imperatore Hirohito annunciò la resa del Giappone, formalizzata il 2 settembre. Hiroshima e Nagasaki restano le sole città contro le quali siano state impiegate armi nucleari durante un conflitto.

“La deterrenza non garantisce la pace”

Nel suo discorso, il sindaco Kazumi Matsui ha denunciato il crescente affidamento dei governi sulla deterrenza atomica, avvertendo che giustificare il possesso delle armi nucleari rischia di condurre il mondo a ripetere le tragedie di Hiroshima e Nagasaki. Il Segretario generale dell’Onu António Guterres ha esortato la comunità internazionale a costruire un futuro nel quale le armi nucleari diventino “impensabili”, contrapponendo la cooperazione alla logica dello scontro.

La premier giapponese Sanae Takaichi ha ribadito l’impegno di Tokyo per un mondo senza armi atomiche, sostenendo però la necessità di un approccio “realistico” al disarmo. Il governo continua infatti a non aderire al Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari, entrato in vigore nel 2021, perché considera indispensabile l’ombrello atomico degli Stati Uniti per la sicurezza nazionale. Una posizione contestata dalle organizzazioni degli hibakusha, i sopravvissuti ai bombardamenti.

Il tema è tornato al centro del dibattito anche per l’ipotesi di una revisione dei tre principi non nucleari adottati dal Giappone nel 1967: non produrre, non possedere e non introdurre armi atomiche nel territorio nazionale. Le tensioni regionali e il potenziamento degli arsenali di Cina e Corea del Nord alimentano le richieste di rafforzare la deterrenza, mentre i sopravvissuti temono che l’eredità pacifista del dopoguerra venga progressivamente indebolita.

La memoria affidata alle nuove generazioni

Con l’età media degli hibakusha ormai superiore agli 86 anni, la trasmissione delle testimonianze è diventata una delle principali sfide per Hiroshima. Scuole, musei e associazioni stanno formando nuovi narratori incaricati di raccogliere e raccontare le esperienze dei sopravvissuti.

Nel 2024 il Nobel per la Pace è stato assegnato a Nihon Hidankyo, la confederazione giapponese degli hibakusha, per la sua battaglia contro le armi nucleari. Ottantuno anni dopo, il messaggio che parte da Hiroshima resta lo stesso: la memoria della distruzione non appartiene soltanto al passato, ma rappresenta un monito per il presente.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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