Il Parlamento giapponese ha approvato una storica revisione della Legge sulla Casa Imperiale del XIX secolo, confermando che solo gli uomini per linea paterna possono diventare imperatore. La riforma introduce la possibilità di adottare parenti maschi lontani per garantire futuri eredi e la facoltà per le principesse di mantenere il loro status reale anche dopo il matrimonio con cittadini comuni.
Tuttavia, la successione resta rigidamente maschile, escludendo figure popolari come la principessa Aiko, amatissima figlia dell’imperatore Naruhito. La linea di successione attuale prevede che il trono passi al fratello dell’imperatore, il principe Akishino, e poi al suo figlio diciannovenne Hisahito, primo maschio nato nella famiglia imperiale in quarant’anni.
Dopo di lui, il successore designato sarebbe il principe Hitachi, novantenne. Solo cinque dei sedici adulti della famiglia imperiale sono uomini. I conservatori, guidati dalla premier Sanae Takaichi, sostengono che la linea maschile sia “l’unica fonte di autorità e legittimità dell’imperatore”. La misura più controversa riguarda l’adozione di discendenti maschi non sposati, di almeno 15 anni, provenienti da rami familiari che si separarono dalla linea imperiale 600 anni fa.
La femminista Chizuko Ueno accusa il governo di trasformare i membri maschi in “stalloni” e le donne in “macchine da riproduzione”. Altri vedono nella riforma un tentativo di escludere Aiko dal trono, nonostante il sostegno popolare e l’appoggio implicito dell’ex imperatore Akihito. La nuova legge arriva insieme a un altro provvedimento controverso: il divieto di profanazione della bandiera nazionale, interpretato dagli oppositori come un tentativo di limitare il dissenso.
Molti cittadini sostengono che una figura simbolica come l’imperatore non debba essere limitata dal genere, mentre gli storici avvertono che la rigidità della successione maschile potrebbe portare la più antica monarchia del mondo a un punto di crisi.





