L’Esame di Maturità del 2026 è ai titoli di coda. Per il 2026 i maturandi in Italia sono complessivamente 527.607 (513.479 interni e 14.128 privatisti). Il momento della scelta universitaria è tra i più delicati nella vita di un giovane. E in un Paese che cambia velocemente, travolto dalla transizione digitale, dall’intelligenza artificiale e dall’invecchiamento demografico, orientarsi richiede non solo passione, ma anche lucidità strategica.
I dati del XXVIII° Rapportodel Consorzio interuniversitario AlmaLaurea(epiteto latino dato all’Università di Bologna dove il consorzio è nato nel 1994) presentati nel 2026 su Laurea e Occupazione, che analizzano il profilo e la condizione occupazionale dei laureati italiani, disegnano una mappa precisa delle lauree più richieste attualmente dal mercato. I dati sono stati ottenuti da un’analisi complessa che ha coinvolto 335 mila laureati nel 2025 e, per la valutazione degli sbocchi lavorativi a distanza, di altrettanti che avevano completato gli studi nel 2020.
I Dati: fotografano un mercato del lavoro che premia con decisione chi ha scelto di investire nella formazione universitaria: l’80% dei laureati trova impiego già entro il primo anno dal titolo, quota che sale al 91,7% a cinque anni. Per le lauree magistrali di secondo livello si raggiunge il 94%.
Le cinque aree che dominano il mercato
In cima alla classifica si conferma l’Ingegneria Industriale e dell’Informazione, con un tasso di occupazione a cinque anni del 96%. Robotica, automazione, energia: le aziende cercano questi profili con urgenza, spesso trasformando i tirocini in contratti ancora prima della laurea. Subito dopo, l’Informatica e le Tecnologie ICT (94,8%) vivono un paradosso virtuoso per chi studia: la domanda supera l’offerta. Cybersecurity, cloud, intelligenza artificiale — i recruiter cercano esperti ancora prima della laurea, con stipendi medi netti che sfiorano i 2.176 euro mensili a cinque anni dal titolo.
I dati Excelsior, indaginerealizzata da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro e le Camere di Commercio che analizza mensilmente e a medio termine i fabbisogni occupazionali e professionali delle imprese, che individuando le figure più ricercate e le competenze più richieste è a dir poco impietoso: il sistema italiano forma circa 9.000 informatici l’anno, ma le imprese ne chiedono 13.000-14.000. Migliaia di posizioni restano scoperte.
Al terzo posto, Architettura e Ingegneria Civile (93,7%), trainate dagli investimenti in infrastrutture, riqualificazione urbana ed edilizia sostenibile. Il quarto posto va all’area Economico-Statistica (91,6%): percentualmente ridotta rispetto alle precedenti Aree, ma ne ha il primato assoluto in volume occupazionale, ove si prevedono oltre 193.000 inserimenti nel quinquennio 2024-2028. Infine, le Professioni Sanitarie: tassi vicini al 100% per molte specializzazioni mediche, e tempo di attesa quasi nullo per infermieri, fisioterapisti e logopedisti.
Un mercato che cambia, e giovani che cambiano con esso
Il rapporto rivela anche una trasformazione culturale profonda. Sette laureati su dieci dichiarano di non voler più accettare lavori sottopagati o incoerenti con il proprio percorso. Flessibilità, work-life balance (la capacità di bilanciare le proprie responsabilità professionali con la sfera privata), impatto sociale: sono questi i nuovi criteri di scelta. Una generazione più consapevole del proprio valore.
Ma restano però anche le zone d’ombra.
Il gender gap nelle STEM (acronimo in lingua inglese di Science, Technology, Engineering, and Mathematics) è ancora marcato: le donne rappresentano il 60% dei laureati italiani, ma solo il 40,5% degli iscritti a percorsi scientifici e tecnologici. E il divario Nord-Sud continua a pesare: laurearsi al Mezzogiorno significa spesso migrare o accettare retribuzioni più basse.
La scelta giusta non è solo quella redditizia
Gli esperti concordano: i dati occupazionali sono una bussola, non un obbligo. Scegliere Ingegneria Informatica solo per lo stipendio, senza vocazione per la logica, rischia di trasformarsi in un percorso frustrante. La vera ricetta è quella che coniuga attitudini personali e opportunità reali, arricchita da competenze trasversali, lingue, problem solving, lavoro in team, che nel mercato del lavoro di domani faranno sempre più la differenza.





