lunedì, 12 Aprile, 2021
Salute

Mangiare prugne come snack aiuta a prevenire colesterolo Ldl

Mangiare prugne come snack, anziché un’alternativa con contenuto calorico e nutrizionale simile, può portare interessanti vantaggi: la conferma arriva da uno studio condotto dal dipartimento di scienze motorie e della nutrizione della San Diego State University, recentemente pubblicato su Nutrition Research. In particolare, lo studio suggerisce che l’uso di prugne come snack può aiutare a migliorare i livelli di assunzione di fibre e potassio e a ridurre il colesterolo LDL.

Questi risultati, ottenuti su un gruppo di adulti sani in sovrappeso, sono di particolare interesse dal punto di vista della prevenzione, in quanto elevati livelli plasmatici di colesterolo LDL e una bassa assunzione di fibre possono essere fattori di rischio per malattie croniche verso cui il sovrappeso espone già a un rischio aumentato.

I partecipanti allo studio, donne e uomini di età tra i 20 e i 65 anni, sono stati randomizzati a ricevere due volte al giorno per 8 settimane una porzione di prugne secche o un muffin a basso contenuto di grassi (snack ricco di carboidrati raffinati), in quantità corrispondenti a 100 kcal in entrambi i casi.

Durante lo studio sono stati monitorati sia il consumo giornaliero di energia e di nutrienti, sia fattori di rischio per malattie croniche come il profilo lipidico plasmatico.

Sono stati inoltre misurati – al basale e durante lo studio – peso e composizione corporei dei soggetti, circonferenza vita, pressione sanguigna, glucosio plasmatico, insulina, peptide C, capacità antiossidante totale, adipochine e marker infiammatori. I dati finali mostrano che, nei soggetti che hanno assunto lo spuntino di prugne secche, l’apporto totale di fibre e potassio risulta aumentato in maniera significativa. Dopo 4 settimane, inoltre, sono state rilevate concentrazioni di colesterolo LDL-C più basse del 25% dopo il consumo di prugne secche rispetto all’altro snack; tali livelli hanno continuato a ridursi fino ad arrivare al 30% in meno di 8 settimane, rispetto a coloro che hanno continuato ad assumere muffin a basso contenuto di grassi. Le prugne della California sono l’unico caso di frutta secca, naturale e intera, ad aver ottenuto un’indicazione salutare autorizzata dalla Commissione Europea (100 g di prugne al giorno contribuiscono alla normale funzione intestinale).

Contengono inoltre livelli rilevanti di elementi cui sono stati riconosciuti importanti ruoli a livello fisiologico, come ad esempio potassio, che contribuisce al mantenimento di normali livelli di pressione sanguigna, manganese e rame, utili nella protezione delle cellule dallo stress ossidativo, vitamina K, che aiuta il mantenimento delle ossa, e vitamina B6, che contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso.

Come sostengono gli autori dello studio, “nel complesso, questa ricerca suggerisce che uno spuntino a base di prugne secche può risultare più vantaggioso rispetto a uno snack più raffinato con profilo analogo in termini di composizione in macronutrienti, e potrebbe aiutare ad attenuare il rischio di insorgenza di malattie metaboliche negli adulti in sovrappeso. Inserire nel proprio regime alimentare il consumo abituale di prugne secche può quindi aiutare a ridurre il rischio di malattie croniche, grazie ad un migliore apporto di potassio”. (Italpress)

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