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Kiev colpisce Crimea e raffinerie, Mosca raziona il carburante

Attacchi contro difese aeree e aeroporti militari nella penisola occupata. Lavrov chiude alla tregua sulla linea del fronte. A Berlino vertice E5 in vista del summit Nato
giovedì, 25 Giugno 2026
2 minuti di lettura

L’intelligence ucraina ha rivendicato nuovi attacchi contro le difese aeree russe nello Stretto di Kerch e contro gli aeroporti militari di Saki e Gvardeyskoy, in Crimea. Secondo l’Sbu, nella base di Saki sono stati colpiti quattro hangar con materiale aeronautico. Nei pressi di Kerch sarebbero stati distrutti due sistemi S 400 e due Pantsir S1. “Gli occupanti russi stanno perdendo il controllo dello spazio aereo della Crimea”, ha sostenuto Kiev, aggiungendo che ogni sistema colpito apre nuove possibilità di raid contro le infrastrutture militari russe. L’Ucraina ha rivendicato anche un attacco alla sottostazione principale della centrale elettrica di Sebastopoli. Il governatore filorusso Mikhail Razvozhayev ha confermato un blackout in città, sostenendo che le difese russe hanno abbattuto nove droni.

Gli attacchi hanno raggiunto anche il territorio russo. Il presidente Volodymyr Zelensky, dopo una relazione del capo dell’intelligence militare Oleh Ivashchenko, ha riferito la distruzione di “oltre 60 mila tonnellate di munizioni” in un arsenale della Flotta del Baltico, vicino a San Pietroburgo. Secondo Kiev, sono stati colpiti anche stabilimenti che producono componenti radioelettronici per l’esercito russo. Zelensky ha sostenuto inoltre che Mosca avrebbe spostato sistemi di difesa aerea verso la capitale e il ponte di Kerch, “a scapito di altri settori”.

Crisi dei carburanti

Le forze ucraine hanno dichiarato di avere colpito nella notte l’impianto di trattamento del gas di Orenburg e l’unico impianto russo di produzione di elio, circa mille chilometri a sud est di Mosca. Le autorità russe hanno denunciato vittime in più regioni: due morti a Nizhny Novgorod, dopo la caduta di detriti di un drone su un impianto industriale, un morto e un ferito a Belgorod, altri quattro morti nei territori occupati di Kherson e Donetsk secondo funzionari filorussi, che non hanno diffuso immagini a sostegno. La pressione sulle infrastrutture energetiche si riflette sulla distribuzione interna.

Secondo il sito indipendente Meduza, restrizioni alla vendita di carburante sono entrate in vigore in una ventina di regioni russe, tra cui Belgorod, Bryansk, Kursk, Omsk, Samara, Saratov, Tatarstan e Khanty Mansi. In alcune aree è vietato riempire taniche, in altre sono stati fissati limiti di litri per veicolo. Il vicepremier Alexander Novak ha detto a Vladimir Putin che la situazione resta “sotto controllo”, pur ammettendo “periodicamente problemi logistici oggettivi”. Il capo di Rosneft, Igor Sechin, avrebbe invece scritto al Presidente russo che i droni ucraini hanno provocato “danni senza precedenti” alle raffinerie. Secondo Reuters, la raffineria di Mosca resterà ferma per almeno sei mesi.

Mosca respinge la tregua

Sul piano diplomatico, Mosca continua a escludere un cessate il fuoco preliminare lungo la linea del fronte. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, intervenendo alle “Primakov readings”, ha detto che una soluzione politica resta possibile, ma non alle condizioni poste dall’Occidente. La Russia, ha precisato, non accetterà “soluzioni intermedie temporanee” “ultimatum dettati da altri”. Poi ha respinto il congelamento del conflitto prima dei negoziati: “Ci dicono: fermiamo il fuoco sulla linea di contatto e poi negoziamo. No, lo abbiamo già fatto”.

Lavrov ha accusato gli Stati Uniti di aiutare Kiev negli attacchi in territorio russo: “Senza l’assistenza diretta americana nel targeting e nei dati non sarebbe possibile fare ciò che fa oggi l’Ucraina”. Ha però detto di non credere che Washington abbia autorizzato una vera escalation. Dmitry Peskov ha confermato che Mosca continua a ragionare sui “parametri di Istanbul” del 2022, ma ha ammesso che “non c’è una piattaforma definita” per i negoziati.

Berlino e Danzica

Giorgia Meloni è arrivata a Berlino per il vertice E5 con Germania, Francia, Regno Unito e Polonia, convocato in vista del summit Nato di Ankara del 7 e 8 luglio. In videocollegamento ha partecipato anche il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte. Fonti diplomatiche alleate riferiscono che la dichiarazione finale Nato potrebbe prevedere aiuti militari a Kiev fino a 70 miliardi di euro l’anno per diversi anni, ma il testo resta in negoziato. A Danzica, dove si apre la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, è previsto anche un vertice dei Paesi del fianco orientale Nato. Il premier polacco Donald Tusk ha spiegato che il formato riunisce gli Stati che “confinano direttamente con la Russia o affrontano sfide di sicurezza dirette”. Kiev punta a firmare accordi e memorandum per oltre 1,5 miliardi di euro.

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