La Cina ha annunciato lunedì sanzioni contro dieci aziende statunitensi legate al settore della difesa, reagendo alla recente decisione di Washington di ampliare la lista delle società cinesi escluse dai contratti militari americani. Il Ministero del Commercio ha dichiarato che le imprese statunitensi non potranno più importare dalla Cina prodotti “dual‑use”, ossia materiali utilizzabili sia in ambito civile sia militare. Tra le aziende colpite figurano produttori di droni, società attive nell’estrazione di terre rare e gruppi con contratti diretti con il Pentagono.
Secondo Pechino, la misura serve a “salvaguardare la sicurezza nazionale” e risponde alla “scorretta espansione” della lista nera americana. Per gli analisti, l’impatto economico sarà limitato. Parallelamente, il Ministero delle Finanze ha vietato agli enti pubblici l’acquisto di prodotti provenienti da 46 aziende statunitensi, tra cui diverse divisioni di Lockheed Martin, Raytheon e General Dynamics. Nessuna motivazione ufficiale è stata fornita, ma la decisione arriva in un clima di crescente tensione commerciale e tecnologica. La risposta di Pechino segue l’inserimento, da parte del Dipartimento della Difesa USA, di colossi come Alibaba e Baidu nella lista delle aziende ritenute legate all’Esercito Popolare di Liberazione. Baidu ha definito l’accusa “totalmente infondata”.
L’inclusione nella lista impedisce alle società cinesi di ottenere contratti militari statunitensi. Nel suo annuncio, Pechino ha inoltre vietato a società e individui di Paesi terzi di trasferire prodotti dual‑use verso le aziende americane sanzionate, salvo specifiche autorizzazioni per beni “strettamente necessari”. Le dieci aziende colpite includono AVEOX (California), Red Cat Holdings e Teal Drones (Utah), IMSAR (Utah), Jaia Robotics (Rhode Island), Ball Aerospace (Colorado), Oshkosh Defense (Wisconsin), L3Harris Maritime Services (Virginia), MP Materials (Nevada) e USA Rare Earth (Oklahoma).





