Donald Trump annuncia la ripresa dei colloqui con l’Iran già da oggi pomeriggio e sostiene che un’intesa sullo Stretto di Hormuz sia vicina. Teheran, però, frena: al momento non sono previsti negoziati con Washington e il passaggio marittimo resterà chiuso finché proseguiranno gli attacchi statunitensi e israeliani.
“C’è un accordo su Hormuz e poi ci sarà un accordo sulla denuclearizzazione dell’Iran”, ha dichiarato il presidente americano a bordo dell’Air Force One, precisando che le trattative sarebbero dovute cominciare oggi.
La ricostruzione è stata smentita poche ore dopo dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei: “Al momento non stiamo negoziando con gli Stati Uniti. Non ospiteremo delegazioni né saremo ospiti di alcun Paese in questi giorni”.
Baqaei ha sottolineato che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi è in partenza per il pellegrinaggio dell’Arbaeen e che gli altri componenti della delegazione negoziale si trovano in Iran.
Teheran continua intanto ad attribuire agli Stati Uniti la responsabilità dell’allargamento del conflitto. “Non dovrebbero aspettarsi che il fuoco che hanno appiccato non si estenda ad altre aree”, ha dichiarato Baqaei a proposito degli attacchi condotti dagli Houthi yemeniti e dalle milizie irachene filo-iraniane contro infrastrutture saudite.
Le pressioni di Mohammed bin Salman
Donald Trump ha spiegato di avere annullato nel fine settimana un attacco “massiccio” contro l’Iran, da lui definito il più grande dalla Seconda guerra mondiale, dopo le pressioni dei principali alleati del Golfo. “Eravamo preparati, ma gli alleati ci hanno chiesto di annullarlo perché credono che si possa raggiungere un accordo”, ha detto, citando Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar.
Secondo fonti di stampa statunitensi e saudite, un ruolo decisivo sarebbe stato svolto dal principe ereditario Mohammed bin Salman, che avrebbe telefonato al presidente americano chiedendo un allentamento delle tensioni e avvertendo dei rischi di un’ulteriore escalation regionale. “Preferiamo un accordo a un attacco, perché non si sa dove possano portare questi attacchi”, avrebbe riferito il leader saudita a Trump.
I colloqui con l’Oman
Gli unici colloqui in corso sono quelli con l’Oman, avviati da sette-otto giorni per individuare una rotta temporanea e sicura attraverso Hormuz. Secondo Teheran sono stati compiuti “progressi”, ma un’intesa con Mascate rappresenterebbe soltanto “una condizione necessaria, non sufficiente” per riaprire lo Stretto.
“La situazione si è complicata a causa dell’aggressione militare degli Stati Uniti e del regime sionista”, ha affermato Baqaei.
Prima della guerra, attraverso Hormuz transitava circa il 20% del commercio mondiale di petrolio. L’annuncio di Trump aveva intanto spinto al ribasso le quotazioni: il Brent è sceso del 4,56% a 83,92 dollari al barile, il Wti del 4,75% a 80,66 dollari.





