Il governo australiano ha avviato un’azione legale contro il colosso statunitense 3M, accusandolo di aver prodotto e distribuito per decenni schiume antincendio contenenti PFAS, le cosiddette “sostanze chimiche eterne”, note per la loro capacità di accumularsi nell’ambiente e nel corpo umano senza degradarsi. La causa, presentata davanti alla Corte Federale, sostiene che l’azienda fosse consapevole dei rischi associati ai PFAS ma non abbia adottato misure adeguate per limitarne l’impatto, contribuendo a una contaminazione diffusa in aree militari, aeroporti e comunità civili.
I PFAS, utilizzati per anni nelle schiume antincendio a base acquosa, sono stati collegati a problemi di salute come disturbi ormonali, malattie tiroidee e potenziali rischi oncologici. In Australia, la loro presenza è stata rilevata in falde acquifere, terreni agricoli e corsi d’acqua vicini a basi della Royal Australian Air Force, generando preoccupazione tra residenti e autorità locali.
Il governo sostiene che 3M abbia agito con negligenza, ignorando evidenze scientifiche e continuando a commercializzare prodotti contenenti PFAS nonostante i pericoli noti. La causa arriva in un momento in cui diversi Paesi stanno intensificando le azioni legali contro i produttori di PFAS, mentre cresce la pressione internazionale per regolamentare o vietare queste sostanze.
Per Canberra, il procedimento rappresenta un tentativo di ottenere risarcimenti per i costi di bonifica ambientale e per i danni subiti dalle comunità colpite. 3M, che negli Stati Uniti ha già accettato accordi multimiliardari per casi simili, ha dichiarato di voler collaborare con le autorità ma respinge le accuse di condotta impropria.
L’esito della causa australiana potrebbe avere implicazioni significative per l’industria chimica globale e per la gestione futura dei PFAS, mentre il Paese si prepara a rafforzare ulteriormente le norme ambientali e sanitarie.





