La Russia avrebbe intensificato negli ultimi mesi una vasta operazione clandestina per minare la rielezione del Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan, considerato da Mosca sempre più vicino all’Occidente. È quanto emerge da interviste a funzionari dell’intelligence occidentale e da documenti visionati da Reuters, che delineano un quadro di interferenze senza precedenti nel Paese caucasico.
Secondo le fonti, il Cremlino avrebbe orchestrato campagne di disinformazione online, sostenuto candidati filo-russi e valutato un piano per trasportare decine di migliaia di armeni residenti in Russia al fine di influenzare il voto del 7 giugno. Un progetto dal costo stimato di 50 milioni di dollari, che avrebbe coinvolto una diaspora di oltre 2 milioni di persone.
Il favorito di Mosca sarebbe il miliardario Samvel Karapetyan, sotto processo per aver incitato al rovesciamento del governo. Il suo partito, Armenia Forte, è però fermo al 6% nei sondaggi, contro il 30% del partito di Pashinyan.
La crescente ostilità russa è legata al progressivo riallineamento dell’Armenia verso Europa, NATO e Stati Uniti. Washington ha recentemente firmato con Yerevan un accordo sui minerali strategici e sostenuto la “Trump Route for International Peace and Prosperity”, un corridoio commerciale che ridurrebbe ulteriormente l’influenza di Mosca nella regione.
Il deterioramento dei rapporti è iniziato dopo il fallimento delle forze di pace russe nel Nagorno-Karabakh, culminato nella riconquista azera del 2023. Le tensioni hanno portato a minacce contro il premier, con un video circolato online in cui uomini mascherati promettono di ucciderlo.
Secondo tre fonti occidentali, la sua sicurezza sarebbe una preoccupazione costante, al punto che alcuni elementi del governo USA, inclusa la CIA, avrebbero fornito supporto informativo per proteggerlo. Parallelamente, Mosca avrebbe intensificato le operazioni di propaganda tramite reti di bot che avrebbero prodotto documenti per screditare Pashinyan.





