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Mosca lancia 35 missili e 185 droni su Kiev, nove morti. Trump esita su produzione congiunta dei Patriot

Danneggiati 18 edifici residenziali, una scuola e l’ambasciata lituana. Zelensky: “Abbattuto un solo missile balistico perché mancano gli intercettori”. Raid ucraini su 17 regioni russe
domenica, 2 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Nove persone sono state uccise e almeno 33 ferite nel massiccio attacco russo che nella notte tra venerdì e ieri ha colpito Kiev. Missili balistici e droni hanno provocato incendi, blackout e danni in sette quartieri della capitale. Diciotto edifici residenziali, una scuola e l’ambasciata della Lituania sono stati coinvolti dalle esplosioni. Tra i feriti vi sono anche quattro minori e almeno 17 persone risultano in gravi condizioni. Secondo il presidente Volodymyr Zelensky, la Russia ha impiegato complessivamente 35 missili, 27 dei quali balistici, e 185 droni d’attacco.

Le difese ucraine sarebbero riuscite a intercettare soltanto uno dei missili balistici. “È stato abbattuto un solo missile semplicemente perché non ci sono abbastanza missili Patriot”, ha denunciato il presidente. “Questa carenza di intercettori antibalistici incoraggia la Russia a lanciare attacchi di questo tipo contro la vita umana”. Il ministro degli Esteri ad interim Andrii Sybiha ha definito quella sulla capitale “una notte infernale” e ha sollecitato consegne più rapide di sistemi antiaerei: “Ogni decisione che rafforza la difesa dei cieli ucraini salva vite umane, mentre ogni ritardo porta a morti e crimini di guerra”.

Mosca sostiene invece di avere colpito esclusivamente infrastrutture dell’industria militare, centri logistici e impianti utilizzati per produrre missili, droni e sistemi di guerra elettronica. Il ministero della Difesa russo ha indicato tra gli obiettivi diversi stabilimenti di Kiev e un centro logistico nella regione della capitale. Ha inoltre affermato che due navi mercantili dirette verso un porto ucraino con rifornimenti militari erano state danneggiate il giorno precedente a sud di Odessa. Le affermazioni russe non sono verificabili in modo indipendente.

Trump: “Attenzione a condividere tecnologia”

L’attacco riporta al centro la richiesta ucraina di produrre su licenza gli intercettori Patriot PAC-3. Donald Trump ha precisato che Washington non ha ancora autorizzato il progetto. “Non abbiamo acconsentito”, ha dichiarato il presidente americano, aggiungendo che “bisogna fare molta attenzione” prima di permettere a un altro Paese di costruire sistemi avanzati come Patriot e Tomahawk. La dichiarazione rappresenta una brusca frenata rispetto all’annuncio dell’8 luglio, quando Trump aveva assicurato che Washington avrebbe concesso a Kiev la licenza per produrre gli intercettori Patriot.

Zelensky aveva parlato il giorno successivo di un’intesa già raggiunta “a livello politico” e funzionari ucraini hanno incontrato i vertici di Lockheed Martin, azienda produttrice degli intercettori, nel tentativo di ottenere un accordo di coproduzione. I negoziati tecnici erano però ancora aperti e, secondo gli esperti, l’avvio della produzione avrebbe richiesto almeno un anno, senza risolvere quindi l’attuale emergenza delle difese ucraine. Trump ha infine ribadito che sia Zelensky sia Vladimir Putin dovranno accettare compromessi: “Nessuno vuole fare concessioni, ma dovranno farne tutti e due”.

Centinaia di droni contro la Russia

Nelle stesse ore l’Ucraina ha condotto uno dei più estesi attacchi recenti contro il territorio russo. Il ministero della Difesa di Mosca sostiene di avere intercettato 274 droni in 17 regioni, oltre che sulla Crimea occupata, sul Mar Nero e sul Mar d’Azov. Otto aeroporti, tra cui quelli di Kazan, Samara, Saratov, Orenburg e Nizhny Novgorod, hanno temporaneamente sospeso partenze e arrivi. L’ondata si inserisce nella campagna con cui Kiev cerca di colpire in profondità il sistema logistico e produttivo russo. Nei giorni precedenti i droni ucraini avevano raggiunto raffinerie, depositi di carburante, impianti industriali e magazzini, compresi quelli del gruppo Wildberries. L’obiettivo è rallentare i rifornimenti alle forze russe, danneggiare infrastrutture utilizzate per sostenere la guerra e costringere Mosca a trasferire una parte delle difese antiaeree lontano dal fronte.

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