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Export, la manifattura torna a spingere: boom di metalli e auto, cresce anche la Cina

A marzo le esportazioni italiane salgono del 7,4% e riportano al centro i settori chiave dell’industria. Svizzera primo mercato trainante. Pesano ancora energia e rincari all’import
martedì, 19 Maggio 2026
2 minuti di lettura

A marzo il commercio estero italiano ha cambiato passo ed è tornato a correre con numeri che hanno riportato al centro alcuni dei pilastri storici dell’industria nazionale: metalli, automotive, farmaceutica ed elettronica. Dietro le percentuali diffuse ieri dall’Istat c’è infatti la fotografia di un’Italia manifatturiera che continua a esportare, ma che allo stesso tempo aumenta anche gli acquisti dall’estero, segnale di una produzione industriale che resta in movimento e di filiere internazionali ancora molto attive.

Le esportazioni sono cresciute del 7,4% rispetto a marzo dello scorso anno, mentre le importazioni sono salite dell’8%. Un’accelerazione che nel primo trimestre del 2026 ha portatol’export italiano a segnare un +4% rispetto ai tre mesi precedenti. Non si è trattata però di una crescita uniforme.

A spingere maggiormente sono stati alcuni comparti simbolo del made in Italy industriale. Il dato più evidente ha riguardato i metalli di base e i prodotti in metallo che hanno registrato un balzo del 38,6%. Dietro questo aumento ha pesato soprattutto la domanda proveniente dalla Svizzera, che da sola ha messo a segno un incremento dell’84,6% nelle importazioni dall’Italia. Una crescita che, hanno spiegato le elaborazioni dell’Istituto di statistica, è legata in larga parte proprio ai flussi di metalli e semilavorati.

Altre crescite

Sono cresciuti anche i prodotti petroliferi raffinati (+55%), gli autoveicoli (+15,8%) e il settore dell’elettronica e degli apparecchi ottici (+17,5%). Numeri che raccontano un sistema produttivo ancora fortemente orientato all’export, soprattutto nei mercati europei. Le vendite verso l’area Ue sono aumentate infatti del 9,6%, più del doppio rispetto ai mercati extra europei (+5,1%). Francia, Germania e Spagna restano partner centrali per l’economia italiana, con incrementi che oscillano tra l’8% e il 12,6%. Ma è la Cina a sorprendere con un +23,9%, trainato soprattutto dal comparto farmaceutico e tecnologico. Non tutti i settori però viaggiano alla stessa velocità. I mezzi di trasporto esclusi gli autoveicoli, comparto nel quale rientrano anche produzioni ad alto valore come la cantieristica, hanno registratouna flessione dell’8,6%. E proprio la cantieristica navale, secondo il commento diffuso dall’Istat, ha avuto un impatto significativo sui dati mensili: al netto delle grandi commesse del settore la crescita congiunturale dell’export sarebbe stata più contenuta, pari al 2,8% invece del 4,1%.

Anche sul fronte delle importazioni sono emersi segnali precisi. L’Italia ha comprato di più dall’estero soprattutto metalli, petrolio greggio, prodotti elettronici e farmaceutici. In particolare sono aumentati gli acquisti dagli Stati Uniti, che hanno registrato un +68,8%, spinti proprio dal comparto farmaceutico. Cresciuteanche le importazioni dalla Cina, soprattutto nel settore automotive, mentre sono calati gli acquisti energetici dai Paesi OPEC e dall’area Mercosur.

Saldo commerciale

Il saldo commerciale è restato comunque positivo. A marzo l’avanzo si è attestato a 4,7 miliardi di euro, praticamente stabile rispetto allo stesso mese del 2025. Il deficit energetico ha continuato a pesare per quasi 4 miliardi, ma è stato compensato dall’avanzo dei prodotti non energetici che ha superato gli 8,6 miliardi. È un equilibrio che ha confermato quanto il sistema industriale italiano continui a reggersi soprattutto sulla capacità manifatturiera e sulla trasformazione ad alto valore aggiunto.Accanto ai flussi commerciali è tornato però a crescere anche il tema dei prezzi.

A marzo i prezzi all’importazione sono aumentatidel 2,5% rispetto al mese precedente, interrompendo la fase negativa iniziata nella primavera del 2025. A incidere sono stati soprattutto i rincari dell’energia e dei beni intermedi, in particolare dei metalli, che rappresentano oggi uno degli snodi principali della produzione europea. Un dato che le imprese osservano oggi con attenzione perché anticipa possibili effetti sui costi industriali e, di riflesso, sui prezzi finali.

Nel complesso, il quadro che emerge dai dati Istat è quello di un commercio estero italiano in crescita, sostenuto soprattutto dalla manifattura e dalla domanda europea, ma ancora fortemente esposto alle oscillazioni dei mercati energetici e alle dinamiche geopolitiche internazionali.

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