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Corruzione, 386 indagati nei primi cinque mesi del 2026

Lo studio di ‘Libera’: 38 inchieste in dieci regioni, dalla sanità agli appalti
lunedì, 8 Giugno 2026
2 minuti di lettura

Non c’è soltanto la mazzetta infilata in una busta o la tangente che passa di mano in mano. La corruzione italiana del 2026 si muove lungo percorsi più sofisticati, si nasconde nelle relazioni di potere, attraversa uffici pubblici, amministrazioni locali, aziende e professioni. Cambiano gli strumenti, si affinano le modalità, ma il risultato resta lo stesso: un sistema capace di alterare le regole della concorrenza, orientare decisioni pubbliche e trasferire risorse collettive verso interessi particolari. La fotografia scattata da Libera sui primi cinque mesi dell’anno restituisce numeri che raccontano la persistenza del fenomeno. Dal primo gennaio al primo giugno sono emerse 38 inchieste per corruzione e concussione che hanno coinvolto complessivamente 386 persone. A indagare sono state 23 procure distribuite in dieci regioni. Tra gli indagati figurano anche quattordici esponenti politici, tra sindaci, assessori e consiglieri.

Dietro i numeri c’è però soprattutto una geografia della corruzione che attraversa l’intero Paese. La Sicilia guida la classifica con 107 indagati e nove inchieste aperte. Subito dopo si colloca il Lazio, anch’esso con nove procedimenti e 85 persone coinvolte. Sul terzo gradino c’è la Campania, con 65 indagati distribuiti in sei inchieste. La Puglia registra invece il dato più elevato per numero di amministratori pubblici raggiunti dalle indagini.

Panorama estremamente variegato

Le vicende finite sotto la lente della magistratura descrivono un panorama estremamente variegato. Ci sono i presunti favori per ottenere attestazioni di residenza necessarie alla cittadinanza italiana iure sanguinis. Emergono falsi certificati di morte, appalti nella sanità, affidamenti nel settore dei rifiuti, procedure per opere pubbliche, concessioni edilizie e servizi di refezione scolastica. In altri casi compaiono concorsi universitari pilotati, scambi politico-elettorali e infiltrazioni criminali legate ai grandi lavori infrastrutturali. Secondo Libera l’elemento che accomuna molte di queste inchieste è la presenza di figure che agiscono da snodo tra interessi diversi. Non sempre si tratta di politici o funzionari pubblici. A volte il ruolo centrale viene svolto da imprenditori con relazioni trasversali, faccendieri, mediatori o dirigenti in grado di garantire il rispetto delle “regole del gioco” all’interno di sistemi consolidati. In altri contesti entrano in scena esponenti della criminalità organizzata, capaci di trasformare il controllo del territorio in influenza economica e amministrativa.

È proprio questa capacità di adattamento che preoccupa maggiormente l’associazione fondata da don Luigi Ciotti. La corruzione, sostiene Libera, non si presenta più soltanto come una sommatoria di episodi isolati ma come un meccanismo che si inserisce nelle pieghe della pubblica amministrazione e dell’economia legale, modificando i processi decisionali senza necessariamente ricorrere a forme esplicite di illegalità. Il quadro si fa ancora più ampio osservando l’ultimo anno e mezzo. Negli ultimi diciotto mesi le inchieste censite sono state 143, mentre le persone indagate hanno raggiunto quota 1.507. Tra queste figurano 71 esponenti politici. Numeri che, pur riferendosi a procedimenti ancora in corso e quindi coperti dalla presunzione di innocenza, mostrano una continuità del fenomeno che attraversa territori e amministrazioni di diverso colore politico.

Settimana nazionale di mobilitazione

Da qui la decisione di lanciare una settimana nazionale di mobilitazione. Dall’8 al 13 giugno prenderà il via Occhi aperti sulla corruzione, una serie di iniziative che coinvolgeranno città e territori da Nord a Sud. L’obiettivo è riportare il tema al centro del dibattito pubblico in una fase in cui l’attenzione sembra spesso concentrata su altre emergenze. I riflettori si accenderanno su alcuni dei settori considerati più esposti. A Palermo, Messina e Vibo Valentia il focus sarà sulla sanità. A Bologna si discuterà del cosiddetto caro estinto. A Roma degli appalti tecnologici. Pisa ospiterà iniziative dedicate alla corruzione politica e ambientale, mentre Torino analizzerà i presunti intrecci tra ‘ndrangheta, politica e lavori pubblici. A Napoli e Benevento il confronto riguarderà le gare per l’affidamento dei servizi comunali. Per Libera il contrasto non può limitarsi all’intervento giudiziario. L’associazione chiede un rafforzamento degli strumenti di prevenzione, maggiore trasparenza nei rapporti tra interessi pubblici e privati, regole più rigorose sui conflitti di interesse e controlli più efficaci sui finanziamenti. Il messaggio è chiaro: la corruzione non rappresenta soltanto un problema penale, ma un fattore che incide sulla qualità della democrazia, sulla fiducia nelle istituzioni e sulla distribuzione delle opportunità economiche.

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