Nel pomeriggio l’annuncio da Teheran: lo Stretto di Hormuz è “completamente aperto” dopo il cessate il fuoco in Libano. Una decisione accolta con favore dalla comunità internazionale, mentre l’Unione europea ribadisce che una sua eventuale chiusura sarebbe stata “inaccettabile”. Dagli Stati Uniti, il presidente Donald Trump esprime soddisfazione e ringrazia per la riapertura di una delle rotte energetiche più strategiche al mondo.
La reazione dei mercati è immediata: il prezzo del petrolio scende bruscamente, con il Wti che perde circa il 10%, trascinando al ribasso anche le principali piazze finanziarie. Un segnale chiaro di quanto la stabilità dello Stretto incida sugli equilibri economici globali.
Meloni: l’Europa fa la sua parte
Ma è a Parigi, all’Eliseo, che la questione assume una dimensione politica più ampia. Al termine della Conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni sottolinea la portata strategica della riapertura: “Significa far fronte alle criticità e costruire un elemento essenziale per qualsiasi soluzione del conflitto mediorientale”.
La premier rivendica anche il ruolo dell’Europa: “Questo vertice dimostra che l’Unione europea può fare la sua parte”. E rilancia con un impegno concreto: l’Italia è pronta a mettere a disposizione unità navali, nel rispetto delle procedure parlamentari, in continuità con le missioni Aspides e Atalanta.
Per il primo ministro italiano, la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz è una questione “assolutamente centrale” non solo per l’Italia ma per l’intera comunità internazionale. “Si tratta di affermare un principio cardine del diritto internazionale”, ribadisce Giorgia Meloni, “da cui dipendono le catene di approvvigionamento globali”. Dallo Stretto transita infatti circa il 20% del consumo mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto, oltre a materie prime fondamentali come i fertilizzanti, cruciali per la sicurezza alimentare globale. Il vertice parigino, che riunisce la cosiddetta coalizione dei “Volenterosi”, segna anche un passo avanti sul piano operativo.
Una flotta per lo sminamento
Sul tavolo ha preso forma l’ipotesi di una missione europea per lo sminamento delle acque, considerata sempre più concreta se la tregua tra Iran e Stati Uniti dovesse consolidarsi.
Alla riunione ci sono oltre al presidente francese Emmanuel Macron, anche il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, mentre altri Paesi – europei, mediorientali, asiatici e latino-americani – si sono collegati in videoconferenza. Una coalizione che supera i quaranta Stati punta a ristabilire condizioni di sicurezza durature nello snodo marittimo.
Quei punti da chiarire
Nonostante i progressi e la riapertura al transito delle navi dello stretto, restano nodi cruciali: il ruolo degli Stati Uniti, finora esterni alla coalizione, e l’atteggiamento di Teheran, che per la prima volta con l’annuncio a sorpresa, sembra muoversi in modo diverso rispetto agli schemi precedenti in particolare verso l’Europa. Gli analisti parlano di una partita ancora in salita, anche se il clima appare più favorevole.
Dall’Unione segnale forte
A emergere con forza è però la ritrovata unità europea. Da Parigi si sottolinea come la presenza congiunta di: Francia, Italia, Germania e Regno Unito rappresenti “un segnale forte”, tanto più in un contesto aggravato dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni in Medio Oriente. L’obiettivo condiviso è chiaro: lavorare a una missione di sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz, quando le condizioni lo permetteranno.
In Turchia la nuova mediazione
Sulle guerra in Medio Oriente parallelamente si muove anche la diplomazia regionale. A margine del forum di Antalya, in Turchia, i ministri degli Esteri di Ankara, Pakistan, Egitto e Arabia Saudita si sono incontrati per discutere possibili soluzioni al conflitto, con l’obiettivo di favorire un percorso negoziale tra le parti coinvolte.
La riapertura di Hormuz rappresenta anche per i paesi dell’Area, un primo segnale di distensione, ma anche l’inizio di una nuova fase in cui sicurezza energetica, equilibri geopolitici e cooperazione internazionale restano strettamente intrecciati.





