L’incidente di Galați, porto fluviale rumeno a ridosso del triplice confine con Ucraina e Moldavia, segna un pericoloso salto di qualità nei rischi transfrontalieri del conflitto russo-ucraino. Un drone d’attacco ha sventrato un condominio, ferendo due civili. A differenza dei precedenti casi di detriti caduti nel Delta del Danubio, l’episodio evidenzia una tangibile minaccia alla sicurezza di uno Stato membro dell’UE e della NATO. I radar rumeni e i sistemi NATO hanno tracciato l’ordigno in avvicinamento a 200 km/h verso i porti ucraini, e i rilievi del Servizio di intelligence rumeno sulle macerie hanno confermato la presenza di componenti di un drone Geran-2, variante russa dell’iraniano Shahed-136.
La risposta diplomatica della Romania
La Romania ha reagito espellendo il Console Generale russo a Costanza, Andrei Kosilin, e decidendo la chiusura d’urgenza dell’ufficio consolare, quindi applicando in modo coordinato le Convenzioni di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche (CVRD) e del 1963 sulle relazioni consolari (CVRC). Infatti, l’allontanamento di Kosilin si fonda sull’articolo 23 della CVRC, che riconosce la possibilità di dichiarare il console persona non grata senza alcun obbligo di motivazione, atto che incide altresì sulla consistenza numerica del personale consolare russo in Romania. La revoca dell’Exequatur, l’atto con il quale si autorizza il console a svolgere le sue funzioni, è stata istantanea. La notifica ufficiale si è incardinata nei canali della CVRD tramite convocazione dell’Ambasciatore russo al Ministero degli Esteri di Bucarest.
La ritorsione nel diritto internazionale
Nel diritto della responsabilità internazionale, la condotta romena si qualifica come “ritorsione”, vale a dire un atto inamichevole ma lecito. La scelta della ritorsione diplomatica permette a Bucarest di sanzionare immediatamente Mosca eludendo i complessi oneri probatori sull’intenzionalità dell’attacco russo, incardinando la crisi nei binari di una risposta proporzionata. Giuridicamente e politicamente corretta.
La chiusura della sede di Costanza si inquadra nell’articolo 2 della CVRC, che subordina le relazioni consolari al mutuo consenso. In assenza di convenzioni consolari specifiche, la sovranità territoriale permette allo Stato ricevente di revocare il consenso in qualsiasi momento. La chiusura della struttura colpisce la rete di Mosca senza interrompere i rapporti diplomatici, che restano concentrati presso l’Ambasciata a Bucarest. Il provvedimento azzera le funzioni consolari di assistenza dell’articolo 5 in un’area nevralgica per il traffico marittimo russo, costringendo l’ambasciata a riassorbire il carico burocratico secondo il cumulo delle funzioni previsto dall’articolo 70. Il personale russo in forza al Consolato di Costanza mantiene i privilegi per il tempo necessario a lasciare il Paese conformemente all’articolo 53. Ai sensi dell’articolo 27 della medesima fonte, la Romania è tenuta a proteggere i locali dell’ufficio consolare, nonché i beni e gli archivi consolari, mentre la Russia può affidarne la custodia a uno Stato terzo ritenuto accettabile dalla Romania.
La possibile controrisposta russa
Molto probabilmente Mosca porrà in essere una ritorsione speculare e proporzionale, espellendo funzionari consolari rumeni e chiudendo una sede consolare rumena, probabilmente a San Pietroburgo o a Rostov sul Don.
Il diritto diplomatico come strumento di contenimento
La reazione romena ai danni provocati dal drone russo dimostra come il diritto diplomatico-consolare offra strumenti flessibili per sanzionare violazioni della sovranità e integrità territoriale, evitando nella specie l’attivazione dei meccanismi militari della NATO, assai più pericolosi.





