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Fabio Panetta, Governatore Banca D'Italia

Panetta avverte: “Guerra e inflazione frenano la ripresa”

Bankitalia richiama l’Europa a decisioni rapide: con lo shock energetico prezzi oltre il 6%. Per l’Italia la sfida è usare l’IA per rilanciare produttività e giovani
sabato, 30 Maggio 2026
3 minuti di lettura

La guerra nel Golfo Persico rischia di trasformarsi in un nuovo shock economico globale, capace di rallentare la crescita, alimentare l’inflazione e mettere sotto pressione famiglie, imprese e governi. È un messaggio di forte preoccupazione quello che arriva dalle ‘Considerazioni finali’ del Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta che descrive uno scenario internazionale profondamente mutato rispetto a pochi mesi fa e segnato da un’incertezza destinata a incidere sulle prospettive economiche dell’Europa e dell’Italia. Il punto di rottura, secondo il Governatore, è rappresentato dall’escalation del conflitto in Medio Oriente e dalle tensioni che hanno investito il Golfo Persico. Il blocco dello Stretto di Hormuz e le ripercussioni sulle catene di approvvigionamento energetico hanno provocato un’impennata dei prezzi di petrolio e gas, innescando una nuova fase di instabilità che rischia di propagarsi all’intera economia mondiale.

Per Panetta le conseguenze potrebbero essere pesanti. Nello scenario più sfavorevole il conflitto potrebbe sottrarre complessivamente un punto percentuale alla crescita europea tra il 2026 e il 2027. Ancora più preoccupante il rischio inflazione: la corsa dei prezzi potrebbe superare il 6%, riportando l’Eurozona in una situazione che ricorda quella vissuta dopo la pandemia e la crisi energetica del 2022. Un’eventualità che costringerebbe la Banca centrale europea a mantenere alta l’attenzione per evitare che lo shock energetico si trasformi in un fenomeno permanente attraverso una spirale tra prezzi e salari.

Quadro fragile

Il Governatore non nasconde che il quadro economico generale sia diventato più fragile. La fiducia delle famiglie si è deteriorata, le imprese guardano con crescente cautela al futuro e le condizioni finanziarie stanno tornando a irrigidirsi. L’aumento dei rendimenti e il maggiore costo del credito rischiano di frenare investimenti e consumi proprio mentre l’economia europea mostrava timidi segnali di ripresa. Eppure, nel giudizio di Bankitalia, l’Italia arriva a questo appuntamento con fondamentali migliori rispetto al passato. Negli ultimi anni il Paese ha mostrato una capacità di tenuta superiore alle aspettative. Dal 2019 il Pil è cresciuto di oltre il 6%, gli investimenti hanno sostenuto l’espansione economica e l’occupazione ha raggiunto livelli record. Anche la posizione finanziaria verso l’estero è migliorata sensibilmente, passando da una situazione debitoria a una creditoria.

Ma il Governatore avverte che non bisogna illudersi. Lo slancio si è progressivamente attenuato e le debolezze strutturali dell’economia italiana continuano a rappresentare un ostacolo alla crescita. La produttività resta bassa, l’innovazione insufficiente, il capitale umano sottoutilizzato e la dipendenza energetica continua a esporre il Paese agli shock internazionali.

Produttività

È proprio sulla produttività che si concentra gran parte della riflessione di Panetta. Con una popolazione in età lavorativa destinata a diminuire nei prossimi decenni, l’Italia non potrà più contare semplicemente sull’aumento del numero degli occupati per sostenere la crescita. Servirà produrre di più e meglio. Da qui il ruolo strategico attribuito all’intelligenza artificiale. Per il Governatore l’IA può diventare una delle principali leve di sviluppo dell’economia italiana. Non una moda tecnologica né una rivoluzione confinata ai grandi gruppi industriali, ma uno strumento in grado di incidere concretamente sulla capacità competitiva del sistema produttivo. Le stime di Bankitalia indicano che la produttività del lavoro potrebbe aumentare di oltre un punto percentuale all’anno in caso di diffusione rapida delle nuove tecnologie, compensando persino gli effetti negativi dell’invecchiamento demografico.

La trasformazione, però, non sarà automatica né indolore. Anzi, Panetta sottolinea come proprio le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura dell’economia italiana, rischino di incontrare le maggiori difficoltà nell’adozione delle nuove tecnologie. Le dimensioni ridotte, la limitata capacità di investimento e la scarsità di competenze specializzate potrebbero rallentare il processo di innovazione.

Ruolo dello Stato

Per questo il Governatore chiede un ruolo attivo dello Stato. Non attraverso sussidi indiscriminati, ma con politiche industriali mirate, capaci di accompagnare le imprese nella transizione tecnologica, rafforzare il trasferimento dell’innovazione dalle università al sistema produttivo e sostenere la nascita di aziende ad alto contenuto tecnologico. Lo Stato, osserva Panetta, può diventare esso stesso motore dell’innovazione, orientando la domanda pubblica verso applicazioni avanzate nei settori della sanità, dell’energia, della mobilità e della sicurezza. La sfida tecnologica si intreccia con quella demografica e occupazionale. Il governatore richiama l’attenzione sulla fuga dei talenti: tra il 2020 e il 2024 oltre centomila laureati hanno lasciato l’Italia. Un fenomeno che riflette la difficoltà del sistema produttivo nell’assorbire competenze elevate e che rischia di alimentare un circolo vizioso tra scarsa innovazione e bassa domanda di lavoro qualificato.

Da qui l’appello finale a investire sui giovani e sulla formazione. Per Panetta il successo della transizione tecnologica non si misurerà soltanto in termini di crescita economica, ma nella capacità del Paese di creare opportunità per le nuove generazioni, trattenere i talenti e trasformare l’innovazione in benessere diffuso.

Europa

Sul fronte europeo il messaggio è altrettanto chiaro. Di fronte a una fase storica segnata da guerre, competizione tecnologica e tensioni commerciali, l’Unione non può permettersi lentezze e divisioni. Le priorità sono state individuate, sostiene il governatore, ma ora servono decisioni rapide e investimenti adeguati. È sulla capacità di trasformare gli obiettivi in risultati concreti che si giocherà la credibilità dell’Europa. Perché, conclude Panetta, in un mondo sempre più instabile e frammentato, la risposta non può essere l’isolamento. Al contrario, sarà la capacità di innovare, cooperare e investire nel capitale umano a determinare la forza economica dei Paesi nei prossimi anni.

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