martedì, 11 Agosto, 2020
Manica Larga

Sviluppo e ambiente, vaccino per l’economia

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Sgombriamo subito il campo da qualsiasi dubbio: non abbiamo l’arroganza di sapere quale sarà il mondo che verrà. In fondo, nessuno lo sa. Tuttavia, un ragionamento per confrontarci su quello che sta accadendo possiamo provare a farlo. 

Viviamo in tempi incerti. Le parole usate da un amministratore delegato riassumono bene il succo della questione. In un recente meeting, questi avrebbe detto al suo team che, grazie alle misure di tutela occupazionale promosse dal governo e al fantastico contributo dei colleghi, l’azienda ha potuto scongiurare il peggio. Ma avrebbe anche aggiunto che, nonostante le banche non abbiano chiuso ancora le linee di credito, il fiato resta corto. Perciò, seppur con invariata attenzione personale nei confronti dei dipendenti, il futuro dipende dalla domanda.

Numeri alla mano, purtroppo, milioni di posti di lavoro sono già andati perduti nel breve volgere di alcune settimane assestando così un duro colpo alla tenuta dell’infrastruttura sociale a livello planetario, come testimoniano le crescenti tensioni in giro per il mondo, dagli scontri razziali che hanno preso il via negli Stati Uniti fino ai fatti di Hong Kong, giusto per citarne un paio. Non resta dunque che ripartire da qui per provare a immaginare il mondo che verrà.

Assieme a un respiro globale occorre una visione inclusiva che, a misura d’uomo, riparta dalla salute per ridurre i divari che hanno lacerato il tessuto sociale. D’alto canto questa è stata la lezione più preziosa lasciataci in eredità dalla pandemia: una società malata parte da una persona malata. Per questo risulta davvero difficile comprendere, per esempio, i tentennamenti sul MES. Siamo consapevoli che i leader in giro per il mondo si stiano giocando il proprio capitale politico. Tuttavia, il rischio di procastinare comporta quello di creare nel frattempo, giorno dopo giorno, nuovi ultimi, persone che avranno negato l’accesso anche ai diritti essenziali. 

Ora, siccome fino a prova contraria qualcuno dovrà pagare, occorre ripensare l’economia in modo che sia sostenibile per tutti laddove la creazione e la redistribuzione della ricchezza avvengano non solo attraverso strumenti di fiscalità progressiva, ma anche attraverso lo sviluppo di migliori condizioni di vita. In altri termini, se si concorre alla creazione di un ecosistema sostenibile, le ricadute positive saranno, in primis, sull’infrastruttura sociale, a partire dalla salute delle persone. 

Prendiamo l’ambiente e la possibilità di una migliore qualità dell’aria. A questo proposito, per esempio, l’International Energy Agency ha stimato che politiche mirate a ridisegnare il tessuto economico in chiave green permetterebbero una riduzione annua delle emissioni di gas inquinanti pari a 4,5 miliardi di tonnellate, la creazione di 9 milioni di posti di lavoro all’anno per una crescita economica pari all’1,1% del prodotto interno lordo globale ogni anno a fronte di investimenti pari allo 0,7% dell’attuale prodotto interno lordo globale. 

Si tratta, naturalmente, solo di uno dei molti studi in circolazione, ma è sufficiente a suggerire che esistono soluzioni. Occorre avere solo il coraggio di scegliere e di fare. Come dire è ormai tempo di diventare adulti. 

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