venerdì, 3 Luglio, 2020
Sanità

La lite sul decreto. Infermieri: noi in prima linea, non accettiamo che si parli solo di “Camici Bianchi”. Mangiacavalli (Fnopi): quella dicitura appare riferita solo ai medici. Va cambiata

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Una guerra di parole, su una definizione che non piace. In tempi di Coronavirus i simboli e le parole sembrano avere più peso. Così si è scatenata la presa di posizione degli infermieri che non accettano che si parli della: Giornata dei “Camici bianchi”, perché quel “nome va cambiato, così sembra riguardi solo i medici”. In termini più chiari e diretti sono le parole di Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) sul disegno di legge approvato in Commissione Affari Costituzionali al Senato del Ddl per l’istituzione di una giornata che riconosca il valore del personale sanitario, tecnico e sociosanitario.

“Non possiamo accettare che una giornata dedicata agli operatori della sanità in prima linea nella lotta alla pandemia si caratterizzi con una definizione che nell’immaginario collettivo riguarda da sempre solo una delle professioni coinvolte. Eppure, gli infermieri hanno pagato un prezzo altissimo: 40 morti, 4 suicidi e oltre 12mila contagiati. Si cambi subito il titolo del Ddl“. La presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), ricorda che proprio l’impegno degli infermieri ha permesso di salvare numerose vite per questi non ci devono essere fraintendimenti di nomi e simboli.

“E’ un atto che rende merito ai tanti operatori sanitari impegnati nella lotta a Covid molti dei quali hanno anche contratto il virus, un gran numero in tutte le professioni, sono deceduti e mai nessuno nonostante tutto ha abbandonato un solo istante la prima linea della lotta al virus“ afferma la presidente Manguacavalli, “e per questo il nome di questo importante atto deve essere visto e riconosciuto, senza possibilità di fraintendimenti”. E ancora ricorda di come sia in discussione nell’iter parlamentare, “c’è un grave neo: definirla ‘Giornata dei camici bianchi’ è un’assoluta limitazione che non rispecchia l’universo delle professioni e degli operatori impegnati nella lotta a Covid”, aggiunge presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche. Con la dizione “camici bianchi”, rileva la Fnopi, “infatti sono da sempre identificati i medici, parte essenziale e importante delle professioni coinvolte, ma non l’unica. Nel solo Servizio sanitario nazionale infatti (senza contare quindi tutte le altre strutture e i liberi professionisti che contro il coronavirus sono scesi spesso in campo a fianco dei colleghi dipendenti), tra i sanitari i medici sono circa 110mila contro i 270mila infermieri (il 60%) e altrettanti professionisti delle altre professioni”. “Siamo certi”, prosegue la presidente Mangiacavalli, “che nell’iter parlamentare si porrà rimedio a questa situazione che altrimenti rappresenterebbe un’ingiustizia formale nei confronti di tutti gli operatori che non possono riconoscersi in una definizione che da sempre non gli appartiene”. “Chiediamo formalmente”, conclude l’esponente del Fnopi, “una modifica che consenta di definire la Gionata in modo da caratterizzare il riconoscimento anche formale di tutti e non limiti di fatto l’immagine a una sola delle professioni in prima linea nella lotta alla pandemia. Gli infermieri che sono la professione in prima linea e più numerosa nella lotta a Covid-19 non hanno intenzione di restare a guardare”.

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