mercoledì, 23 Settembre, 2020
Politica

Neuroscienze e D.L. Rilancio: una nudge revolution per mitigare il fenomeno goldplating

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Ho conosciuto Laura Mondino nel corso di un esperimento presso una primaria società di revisione per un progetto di “etica” applicata alla governance delle società ed ai possibili modelli di business: ammetto, ero una delle cavie. Rimasi colpito dalle tecniche di intervista basate su scene di film per verificare l’impatto sulle persone con domande che apparentemente nulla avevano a che fare con la governance e il business, ma che invece erano preordinate a comprendere le dinamiche comportamentali rispetto agli stimoli esterni. Le neuroscienze applicate al mondo degli affari e delle  decisioni sotto pressione. Una delle scene era estratta dal “Silenzio degli innocenti”: mi è rimasto a lungo impresso il famoso dialogo tra Hannibal Lecter ed il detective Clarise.

Sono trascorsi anni da quell’esperimento. Nel frattempo Laura Mondino ha pubblicato Nudge Revolution – La strategia per rendere semplici scelte complesse (edizione 2019 – Dario Flaccovio Editore srl). Per inciso: nudge è un pungolo, una spinta gentile che influenza un processo decisionale dell’individuo o della società. 

Letto tutto d’un fiato contemporaneamente al c.d. decreto legge “rilancio” (n. 34 del 19 maggio 2020) con cui l’azione di Governo si è impegnata ad adottare “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”: ben 266 corposi articoli di legge in circa 260 pagine di GURI. Un testo poi destinato a lievitare con modifiche ed emendamenti in sede di conversione da parte del Parlamento.

La domanda è stata istintiva ed immediata: c’è una via, una strategia per rendere semplici scelte complesse?

La prefazione del libro non è incoraggiante: “Da molto tempo il pettine politico, economico e culturale non riesce a ravvivare la criniera della società. (…) Il cavallo è stanco (…) il pettine non funziona. E per pettine intendo le varie politiche pubbliche e culturali, spesso in ritardo e non ben calibrate sulle sfide della società italiana” (Stefano Scabbio). Le reminiscenze degli studi classici mi hanno subito evocato Caligola con la stravagante nomina a Senatore del suo cavallo: ma non è questo il punto.

Non intendo svelare tutti i segreti del libro. Tuttavia una frase, come nell’esperimento comportamentale basato sul Silenzio degli innocenti, è rimasta impressa nella mia mente: “una rete pubblica un po’ claudicante”.

Provando a guardare da lontano con una visione di insieme il d.l. rilancio, due le sensazioni.

La prima, è che non è stata scelta la via di rendere semplici scelte complesse, essendo le norme lunghe e scritte con un dettaglio ed un tecnicismo che non lascia spazio al merito ed alla discrezionalità amministrativa che manda avanti l’azione concreta della PA affidata ad una burocrazia che si ritrova ad eseguire puntualmente “schemi predefiniti” ed, a volte, ingessati che non conducono necessariamente al risultato atteso dalla società.

La seconda, è che il d.l. rilancio evidenzia come la “rete pubblica” in effetti sia “un po’ claudicante”, ossia incapace di unire le forze in una sorta di eco-sistema virtuoso che si autogeneri. Ciò probabilmente anche come conseguenza di una ormai difficoltà sistemica nell’avere una programmazione economica di lungo periodo associata ad una idea di Paese, programmazione che da tempo risulta condizionata da tecnicismi che trovano genesi in dicasteri con esperienza di lungo corso: promettere molto e spendere poco, a prescindere dalle idee.

Per uscire dalla crisi economica e produttiva, che si annida da tempo nella nostra economia ben prima del Covid-19 ed è stata solo celata dalla rapidità del movimento e della circolarità frenetica della liquidità, serve incoraggiare il cambiamento per favorire scelte virtuose (Laura Mondino) nella speranza di avere una opportunità per le generazioni che vivono questa delicata fase sociale.

In sintesi, è del tutto evidente che la via semplice è tornare a fare sintesi con scelte Politiche di respiro e visione prospettica lasciando spazio al merito ed alla discrezionalità amministrativa per consentire di perseguire risultati concreti con l’azione quotidiana della PA, non ingessata e messa in rete anche attraverso banda larga e l’innovazione tecnologica: due ambiti di investimento che soffrono di notevoli ritardi.

Il primato della “Politica”: questa la via per superare l’altro grande male noto come “Gold Plating” che consiste nel sovradimensionare e dettagliare i comportamenti, gli adempimenti, le procedure direttamente per via legislativa senza lasciare spazio alla dinamicità delle decisioni quotidiane. Tecnica che ha manifestato le sue criticità nella redazione del codice dei contratti pubblici, d.lgs. n. 50/2016, e nella successiva opera dell’ANAC. E’ del tutto evidente che questo settore, per l’incidenza che ha nell’economia e nell’occupazione in un momento di grave crisi, per cui occorre sostenere la domanda con un modello keynesiano di lavori pubblici, è il primo ad aver bisogno di una nudge devolution per generare comportamenti virtuosi “sblocca cantieri”: meno norme e quelle poche chiare; più discrezionalità e merito politico nell’indirizzo economico delle scelte per fare leva economica; più libertà e discrezionalità della P.A. nel decidere in concreto ed agire. 

La soft-law non ha mai trovato vera attuazione nel nostro ordinamento o meglio l’abbiamo intenzionalmente fraintesa: ci siamo legati le mani da soli, lasciando poi questioni economiche anche rilevanti alle decisioni delle aule di Tribunale e ben altro merito.

Una nudge revolution anche al fine di decongestionare le aule del Tribunale (civile, penale, amministrativo e contabile) per riempire i cantieri di lavoratori, i magazzini e le fabbriche di commesse: con le carte bollate non si costruiscono ponti, strade, scuole ed ospedali. Del tutto condivisibile, dunque, l’analisi contenuta da Antonio Gennari (nel suo recente articolo del 21 maggio 2020 su Edilizia e Territorio) su cosa occorre fare per “rilanciare le infrastrutture per rendere efficiente e competitiva l’Italia”. Opere pubbliche, investimenti, infrastrutture, edilizia pubblica e privata: sono il punto di svolta per creare occupazione, come volano per l’economia. 

Qui serve sfatare un equivoco: le imprese realizzano queste opere, ma a chiederle sono gli utenti che da anni necessitano di ferrovie moderne, di strade sicure, di ospedali accoglienti, di scuole nuove per preparare i nostri figli al domani che bussa alle nostre porte da molti fronti, con un senso di fragilità ed impotenza che lascia disarmati anche i più accorti.

Non è mai troppo tardi per cambiare; non è mai troppo tardi per rendere semplici scelte complesse.

Urge una semplificazione dei metodi di costruzione delle norme, un ritorno ad un drafting normativo ed analisi di impatto della regolazione che traduca in linguaggio chiaro le scelte della politica, poi lasciate all’attuazione concreta della P.A.. 

Il nostro sistema costituzionale non a caso è costruito sulla separazione dei poteri e fintanto che sono rimasti separati, senza ingerenze o intromissioni di uno nell’altro, ha funzionato: uno studio sulle ragioni che hanno dato vita a tanta confusione, anche tecnica, sarebbe quanto mai necessario ed appropriato viste le emergenze che siamo chiamati ad affrontare e i risultati proposti senza i quali siamo destinati ad affondare. 

Un soccorso dalle neuroscienze anche in sede legislativa sarebbe un passo utile: la storia, con i suoi aneddoti, quelli sopra richiamati, insegna sempre.  

Confido in una nudge revolution della tecnica legislativa del Parlamento e del Governo: a volte la gentilezza e la semplicità sono la via più rivoluzionaria per cambiare il mondo, anche se a noi basterebbe rendere migliore e più vivibile l’Italia.

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