sabato, 4 Luglio, 2020
Società

Una potente sfida al Coronavirus di tutte le religioni. Ed anche per i non credenti

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Oggi, 14 maggio una Giornata mondiale di preghiera, digiuno e opere di carità.
Oltre a Papa Francesco ed al segretario generale dell’Onu, António Guterres, sono numerosi i capi delle  principali religioni e di organismi internazionali che hanno assicurato la loro adesione all’iniziativa rivolta a tutti gli uomini e le donne «che credono in Dio creatore».

Un messaggio in tredici diverse lingue
Parole per i “fratelli” nell’umanità a unirsi giovedì prossimo, 14 maggio, in un giorno di preghiera e digiuno per aiutare il mondo a liberarsi dalla pandemia. È il messaggio dell’Alto Comitato per la Fratellanza Umana e che i più ritengono un messaggio per i credenti nell’unico Dio. Ma, siccome la dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1791 li proclama sotto gli auspici dell’Essere Supremo e la scelta di “libertà, uguaglianza e fratellanza” è chiara da secoli e indica che è difficile ritenersi fratelli ma senza padre, lo si può comprendere, usando un linguaggio ormai comune, come un messaggio a tutti gli uomini di buona volontà.

Questo messaggio lo rivolge l’Alto Comitato per la Fratellanza Umana, istituito dopo la firma del documento sulla fratellanza umana davanti a centinaia di leader religiosi ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dall’imam di al-Azhar, lo sceicco Ahmad al Tayyeb. In questo tempo segnato dal coronavirus, invitando ad “una giornata di preghiera, di digiuno e di invocazione per l’umanità” il documento dice: “Non dimentichiamo di rivolgerci a Dio Creatore in tale crisi”, in un momento in cui il mondo affronta il grave pericolo del Covid-19 “che minaccia la vita di milioni di persone in tutto il pianeta”. L’Alto Comitato per la Fratellanza Umana, nel quale è presente il rabbino emerito di Washington, Bruce Lustig e la Grande Moschea di Roma, ricorda il fondamentale ruolo dei medici e della ricerca scientifica.

Affrontare le sfide attuali e del futuro
«Per affrontare le sfide attuali e quelle del futuro immediato, noi leader religiosi siamo chiamati a   promuovere l’unità, la solidarietà e la fratellanza», affinché «da questo momento difficile sia possibile   riemergere tutti migliori di prima e aiutare le nostre società a essere pronte a cambiare tutto ciò che è necessario, non solo seguendo le leggi dell’economia e del profitto». L’auspicio del cardinale Miguel Ángel  Ayuso Guixot è rimbalzato in videoconferenza da Roma a New York, nella sede delle Nazioni Unite, per  rilanciare la Giornata di preghiera, di digiuno e di opere di carità  indetta per il 14  maggio – per invocare  «a  una sola voce» il Signore, affinché preservi l’umanità e la aiuti a superare la pandemia del covid-19 – dall’Alto comitato per la fratellanza umana (Hchf), da lui  presieduto.

Soprattutto è importante che «nessuno venga lasciato indietro», come chiesto dal Pontefice nella  domenica della Divina misericordia. E così, oltre agli sforzi per garantire la salute e il sostegno economico di chi è in difficoltà, la pandemia impone anche un impegno «per getta-re  nuove basi» volte a «sconfiggere ogni ingiustizia e disuguaglianza».

Insomma, secondo il cardinale Ayuso, si tratta di «cogliere l’opportunità di creare una nuova e migliore   società globale». E in tal senso ecco allora il terzo elemento richiamato dal relatore: quel riconoscersi  fratello e sorella, che rappresenta il primo passo «per abbatterei muri innalzati dalla paura e dall’ignoranza».

Servirebbe, ha commentato, «una spinta per cercare insieme di costruire ponti di amicizia e di fraternità, fondamentali per il bene di  tutta l’umanità». Anche perché «questo spirito di fratellanza in cui siamo uniti», indipendentemente dall’appartenenza a un gruppo, una comunità, una cultura o una religione, «ci sosterrà e  ci aiuterà a superare questi momenti difficili», ha concluso.

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