giovedì, 3 Aprile, 2025
Attualità

Disagio psichico. Tre milioni di persone coinvolte. L’impennata del malessere giovanile. Urgente fronteggiare una emergenza

Confcooperative Federsolidarietà e Confcooperative Sanità: 25mila lavoratori impegnati in prevenzione, supporto familiare e percorsi a misura di paziente

Un allarme che non può essere sottovalutato: il disagio psichico ha numeri da emergenza, mentre sono esclusi dalle cure 2 milioni di persone. A fare il punto su una situazione drammatica è la Confcooperative Federsolidarietà e Confcooperative Sanità che hanno svolto a Roma, presso il Palazzo della Cooperazione, il convegno dal tema “Cooperazione sociale e salute mentale: confronti, dialogo, sfide proposte per un diverso ‘prendersi cura’”

I numeri di una emergenza

“Sono 3 milioni le persone che in Italia, secondo le stime del Collegio Nazionale dei Direttori dei Dipartimenti di Salute Mentale”, fanno presente gli organizzatori dell’incontro, “che soffrono di un disagio psichico e 800 mila quelle assistite da servizi psichiatrici (fonte rapporto salute mentale del Ministero della Salute), ma restano escluse dalle cure almeno 2 milioni di persone”.

L’impennata tra gli adolescenti

C’è poi da fare i conti con l’aumento vertiginoso dei disturbi psichici in adolescenza, con il rischio di patologizzazione dei comportamenti e la frammentazione e carenze delle risposte territoriali. “La cronaca quotidiana ci consegna le conseguenze drammatiche di questo fenomeno”, ricorda Confcooperative, “Ci sono bisogni in crescita e la necessità di costruire risposte per far fronte a questa vera e propria emergenza”.

Dare risposte innovative

L’obiettivo per Confcooperative Federsolidarietà e Confcooperative Sanità è migliorare l’assistenza delle persone con problemi di salute mentale con “percorsi personalizzati sempre più a misura di paziente, puntando molto sulla prevenzione e sul coinvolgimento della rete familiare per dare risposte innovative”.

Cooperazione sociale vincente

La giornata di lavoro è stata utile per mettere a confronto le migliori esperienze sul campo e la collaborazione tra sistema pubblico e le cooperative sociali che svolgono un ruolo fondamentale in un approccio integrale al benessere della persona. “Sul fronte della salute mentale, Confcooperative associa circa 400 cooperative con oltre 25mila lavoratori occupati”, spiega in una nota la Confederazione, “E nelle cooperative sociali di tipo b sono oltre 6 mila i lavoratori con problemi di salute mentale che trovano un’occupazione attraverso un percorso di inserimento socio lavorativo. La cooperazione sociale, in forza dell’esperienza maturata nel tempo attraverso l’organizzazione e l’offerta di molteplici servizi per la salute mentale e per la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, può e vuole essere protagonista anche nel costruire modelli di intervento innovativi, che valorizzino sempre più la personalizzazione degli interventi, il coinvolgimento della comunità”.

Favorire scelte e dialogo

L’iniziativa messa in campo da Confcooperative Federsolidarietà e Confcooperative Sanità, inoltre, punta a favorire un “dialogo costruttivo che superi le contrapposizioni tradizionalmente associate ai disagi psichici. Attraverso un confronto aperto si intende esplorare il futuro della cura e della prevenzione, promuovendo un approccio integrato al benessere mentale. Il convegno è un’occasione per valorizzare le esperienze sul campo ed una panoramica su strumenti e strategie innovative. L’impegno della cooperazione è teso a diffondere modelli di intervento efficaci, condividere esperienze virtuose e stimolare un confronto multidisciplinare tra esperti e operatori”.

Creare sinergia tra servizi

Dalle esperienze cooperative emerge la capacità di creare una sinergia tra servizi che consente di garantire la continuità della presa in carico, assicurando risposte articolate che coniugano dimensione sanitaria, sociale e riabilitativa. “Col convegno”, commenta il presidente di Confcooperative Federsolidarietà, Stefano Granata, “vogliamo rilanciare l’impegno delle oltre 400 cooperative sociali aderenti che sono impegnate nella salute mentale, vogliamo accendere un faro su questo patrimonio di buone prassi e avviare un percorso che proseguirà con iniziative a livello territoriale puntando certamente sull’analisi dei problemi ma soprattutto sulla capacità della nostra rete di dare risposte efficaci, proposte attuabili, puntando sulla collaborazione con il sistema pubblico. Oggi la prima necessità è riuscire ad intercettare i bisogni quando si manifestano e offrire risposte, è il tempo di agire”.

Cooperazione pubblico-privato

“Sin dalla legge Basaglia la salute mentale è stata un’aree di grande innovazione del nostro sistema sociosanitario e potrebbe esserlo ancora”. ricorda Mauro Abate, vicepresidente vicario di Confcooperative Sanità, “se sfruttassimo a pieno il potenziale della cooperazione e del partenariato pubblico-privato anche attraverso gli istituti dell’amministrazione condivisa. Il settore, però, sconta un sottofinanziamento strutturale e continua ad essere trascurato, nonostante la marea montante del disagio psichico nel nostro Paese. Basti pensare che il PNRR non ha destinato un solo euro al rafforzamento dei servizi per la salute mentale”.

Il rischio di situazioni peggiori

Per Mauro Abate sé non ci saranno interventi urgenti “si acerba il senso di abbondano di persone e famiglie che si trovano ad affrontare simili problematiche, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno dove i servizi sono rarefatti e, anche quando esistono, spesso sono inaccessibili. Un esempio”, evidenzia il vicepresidente vicario di Confcooperative Sanità, “le strutture socioriabilitative di mantenimento ricevono solo il 40% della tariffa dal Sistema sanitario nazionale, lasciando il resto a carico di persone in stato di grave disagio socioeconomico o di Comuni in dissesto. Servono interventi tempestivi e di stimolo al lavoro in rete di tutte le professionalità̀ del territorio, che già sono organizzati in formula cooperativa, quali medici, pediatri, professionisti sanitari e sociosanitari, prima che la povertà sanitaria”, conclude Abate, “generi un’ondata di emarginati privi di qualsiasi aiuto. Una situazione inaccettabile per un sistema sanitario universale e solidaristico come il nostro”.

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