martedì, 16 Luglio 2019
Economia Editoriale

Fare largo all’impresa

Continuano le baruffe nella maggioranza, dove si infiamma la lite sui poteri aggiuntivi da conferire ad un gruppo di regioni, sull’ipotetica istituzione della Flat Tax e ci si divide perfino su a chi tocchi convocare un incontro con le parti sociali . 

Sembrerebbe, quest’ultima, una questione di lana caprina eppure contiene, se non risolta, un ulteriore elemento di confusione, perché tocca prassi e competenze consolidate e gli stessi equilibri di governo. 

Proprio oggi la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, esprimendo anche il punto di vista dei suoi colleghi di CGIL e UIL, ha definito l’insieme di queste dispute dei diversivi rispetto al problema principale, che è quello del lavoro, della competitività delle imprese, di un sistema bancario efficiente di un fisco che continua a imperversare sui percettori di un reddito fisso. 

C’è anche da considerare che tarda a manifestarsi nel governo un cambio di rotta rispetto al profilo assistenzialista e demagogico di alcuni provvedimenti presentati come grandi riforme. 

Esemplare il semi fallimento del reddito di cittadinanza, che ha avuto adesioni inferiori al previsto e che ha soltanto aumentato l’occupazione precaria, con l’assunzione di migliaia di esploratori (navigator) d’impieghi.

Né miglior risultato ha dato l’ossessione persecutoria verso le grandi imprese e la realizzazione di opere pubbliche ed essenziali. Lo si è fatto impugnando la bandiera arcaica della lotta agli investimenti esteri con conseguenti brutte figure, come nel caso delle acciaierie di Taranto dove si pretendeva che la nuova proprietà si facesse carico, nonostante gli impegni già assunti, delle inadempienze di un lungo regime commissariale.

Sono ben 360 le situazioni di crisi che il Ministero del Lavoro dovrebbe affrontare, purtroppo con una classe dirigente sciaguratamente cambiata. Una classe che forse ignora che sono 14.600 le imprese a capitale estero operanti in Italia e che solo nel manifatturiero impegnano 1 milione 300 mila persone. 

Non solo ma nel 2018, sulla base di programmi già messi a punto, sono cresciuti fino a 24 miliardi di dollari gli investimenti dall’estero in Italia. 

Un flusso imponente che rischia di contrarsi se non cesserà la denigrazione e il sordo sabotaggio della grande impresa. 

A pagarne il prezzo saranno soprattutto i giovani che sono le prime vittime dell’inettitudine e delle farneticazioni ideologiche.  

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