domenica, 16 Maggio, 2021
Società

Coronavirus; oltre il dramma, tempo e spazio per migliorarsi e migliorare. Intervista a Maria Luigia Di Blasio, Direttore Generale del Consorzio SGS – Servizi Globali Sociosanitari

“Tutti chiusi dentro casa in una sorta di forzata reclusione, ed è per il nostro bene. Per il bene di tutti”. La Dott.ssa  Maria Luigia Di Blasio, Direttore Generale e procuratore dal 2006 del Consorzio SGS

“Servizi Globali Sociosanitari”, è una manager di impegno sociale, ma oggi parla come sociologa.

Sono tempi difficili, e le indicazioni per battere i contagi vanno rispettati. Serve impegno, e soprattutto responsabilità . In una lunga riflessione, lei prova a rincuorare e lanciare un messaggio di fiducia e affetto. “Una situazione a tratti surreale, comunque drammatica, che mai avremmo nemmeno lontanamente ipotizzato”, osserva Maria Luigia Di Blasio, che ricorda una data. “Quel 21 febbraio quando abbiamo ascoltato la notizia del giovane di Codogno contagiato dal Covid-19, ci siamo sorpresi, qualcuno più apprensivo si sarà pure preoccupato, ma nessuno ha pensato, forse solo  i medici, che sarebbe stato il primo paziente di una lunga serie e che dopo qualche settimana si sarebbe disegnato uno scenario che ha lasciato il Paese attonito, sgomento. Ci siamo dovuti fermare, e attenerci alle regole, giuste, emanate dal Governo con l’unico prioritario obiettivo di rallentare e fermare i contagi”. Così la vita quotidiana d’improvviso, ha preso un altro corso, quello dei timori, delle ansie, dell’ esclusione” e su questi aspetti insiste Maria Luigia.

“Com’è ritrovarsi da un giorno all’altro chiusi tra quattro mura, passeggiare sul balcone, sul terrazzo o in giardino. Ritrovarsi a vivere un tempo dilatato”, racconta la Di Blasio, “che è un privilegio solo in vacanza. Ma questa non è affatto una vacanza. Le strade intasate dal traffico, sono ora deserte, i rumori che da sempre hanno accompagnato le nostre frenetiche giornate, spariti, solo il silenzio, le nostre agende piene di appuntamenti sono ora fogli bianchi. Da riempire. Ma come?

Questa emergenza segnerà inevitabilmente un prima, e un dopo. E non potrebbe essere diversamente. Il dato confortante è che c’è stata e c’è la risposta della stragrande maggioranza degli italiani, purtroppo c’è ancora qualche furbetto.

Certo, i più giovani hanno fatto e probabilmente molti fanno ancora fatica ad accettare queste nuove e necessarie disposizioni”. Ora tutti sono chiamati a dare prova di impegno per se stessi e per gli altri. Così per la manager del Consorzio Sgs (Servizi Globali Sociosanitari) è il tempo di ragionare in modo lucido, responsabile perché in gioco ci sono le vite umana da tutelare, da curare e guarire.

“Sovvertire le proprie abitudini, buone o cattive, non è mai semplice, per nessuno, figuriamoci per chi, proprio in virtù dell’anagrafe, si sente immortale, capace di sconfiggere anche il virus. Alcune immagini, purtroppo ci hanno dimostrato la leggerezza e la superficialità di molti ragazzi. Per fortuna i racconti quotidiani da parte di tv e web non potevano essere ignorati nemmeno da loro. E dunque tutti a casa. A fare i conti con la capacità che ognuno di noi ha di tornare ad ascoltarsi e ad ascoltare. Pratiche negli ultimi tempi cadute miseramente in disuso.

Troppo da fare per pensare a cosa ci fa bene, a quello che è giusto, a cosa è meglio fare per la collettività e per il pianeta. Domande che pure ci siamo posti, ma spesso in maniera distratta, frettolosa”. La vita cambierà per tutti, e il tempo ritrovato per Maria Luigia Di Blasio, è quello del dialogo con se stessi, con le proprie cose di vita, di sentimento, di affetto per le ciò che ci circonda.

“Gli impegni di lavoro, gli appuntamenti a scandire le giornate, poco spazio lasciavano alla riflessione. Ora tempo e spazio ci sono per ritrovarsi e ritrovare”, dice ancora la sociologa.

“Riscoprire il piacere delle piccole cose, stare insieme, confrontarsi su temi leggeri e importanti, cucinare quel dolce che da tanto avremmo voluto preparare ma non c’è stato mai il tempo, imparare una nuova ricetta, o cimentarsi con il cucito, con la creatività e la fantasia. Scoprire che abbiamo una manualità e un estro che non pensavamo di possedere, leggere un libro, non solo di sera. Tornare a guardare il proprio partner con occhi nuovi, con rinnovata attenzione. Ascoltare, magari al telefono, per la centesima volta, senza sbuffare, la storia che ai nonni piace tanto raccontare.

Ecco, gli anziani, forse per loro è più semplice e non solo per gli acciacchi e perché sono abituati ad uscire di meno ma soprattutto perché conoscono i sacrifici, hanno vissuto la guerra, le bombe, le macerie, hanno visto il dolore, la disperazione, hanno perso tutto e ricostruito. Anche questa è una guerra che si combatte con altre armi, su altri fronti. Il nemico non lo vediamo, è invisibile, subdolo, insidioso, ma sappiamo che c’è e può aggredirci, il nostro modo di resistere è osservare le regole, mentre i medici gli infermieri, tutto il personale sanitario, i veri eroi di questa storia terribile, sono in trincea, in prima linea, con coraggio, determinazione e forza. Ed è anche pensando a loro che dobbiamo adeguarci a queste restrizioni e trasformarle in una opportunità, in una occasione per rivedere tanti aspetti della nostra vita. Certo non è facile. Non è facile rivoluzionare radicalmente le proprie giornate dall’oggi al domani.

È successo tutto troppo in fretta e questo destabilizza, disorienta, ci catapulta in una condizione difficile pure da definire e non sempre si hanno gli strumenti per reagire senza abbattersi. Vorrei sottolineare che ci sono famiglie che si reggono su equilibri precari e che con questa emergenza si trovano costretti a condividere tempo e spazio difficili da riempire con conversazioni e crostate”. Come sociologa e manager di un grande Consorzio di sostegno ai malati e alle famiglia, Maria Luigia di Blasio ammette che non è semplice, isolarsi, dove il silenzio o le stessi pareti domestiche fanno venire talvolta l’ansia, talvolta pensieri negativi, altre volte il dubbio che non finirà più. Invece bisognerà tenere duro avere fiducia in sé stessi.

“Non è semplice in questi casi dare consigli, si può cercare di controllare le proprie reazioni, di tentare di capire i torti e le ragioni, di non farsi inghiottire dall’insofferenza. Ma comprendo che sono storie dove il dolore si aggiunge alla paura di quanto sta accadendo”, ricorda e spiega come, “Molti Comuni hanno istituito numeri di ascolto e sostegno psicologico ai quali ci si può rivolgere se proprio si teme di non farcela.

Ma al di là di situazioni specifiche complesse, le depressioni, gli attacchi di panico, la tristezza, l’angoscia per un domani che può apparirci lontano e incerto, sono sentimenti che sicuramente molti noi proveranno. Quando accade, quando lo sconforto ci assale non bisogna spaventarsi, ma reagire provando a parlare delle proprie debolezze e vulnerabilità”.

Serve auto controllo, impegno e forza. “Approfittiamo di queste giornate difficili per fare i conti con la nostra emotività, con quella parte che siamo abituati a nascondere per proporre agli altri solo la nostra forza”, propone Maria Luigia Di Blasio, “I ritmi ai quali siamo abituati non consentono cedimenti. Ora possiamo affrontare anche le nostre paure. Perché sono di tutti. E questo ci avvicina come mai siamo stati fino ad ora. Dalla stagione dell’indifferenza siamo passati, con il Coronavirus, ai canti dai balconi, a guardare con affetto anche il dirimpettaio che nemmeno conoscevamo. Abbiamo la consapevolezza che quanto stiamo facendo è per il bene di tutta la collettività, per il nostro Paese, per la nostra gente. “Insieme ce la possiamo fare”, recita uno dei tanti slogan che girano come un rassicurante ritornello, ed è proprio sulla parola insieme che dobbiamo riflettere, Nessuno può farcela da solo”. In questa difficile prova personale e collettiva può emergere anche qualcosa di nuovo, un nuovo spirito che superi le barriere e renda tutti più uniti, consapevoli, e aperti agli altri. Ad iniziare dai rapporti personali fino ai temi più importanti come il rispetto dell’altro, dell’ambiente, della vita stessa.

“Dopo questa emergenza mi auguro e auspico che ci sia la fine dell’Io, nel senso più egoistico e meschino, e cominci finalmente l’era del Noi.

Andranno di certo riviste le politiche finanziarie, economiche e sociali. L’attenzione all’ambiente non dovrà essere solo appannaggio di movimenti e associazioni, ma dovrà far parte di serie programmazioni da parte dei Governi. Per non parlare degli investimenti importanti che dovranno essere fatti in favore della ricerca e della sanità. La salute è un bene prezioso che va salvaguardato e non sacrificato sull’altare degli interessi di pochi.

Questa emergenza impone a tutto il Pianeta un cambio di passo, e ognuno di noi sarà chiamato a comportamenti nuovi e responsabili, perché quella che fino a pochi giorni fa abbiamo chiamato semplicemente “normalità”, non è scontata e può finire da un momento all’altro.

Sono certa”, conclude con un accorato appello, Maria Luigia di Blasio, “che da questa prova tremenda, che non avremmo mai voluto affrontare, usciremo tutti più forti, con una sensibilità nuova e con la consapevolezza di essere in grado di resistere anche alle tempeste più devastanti e uscirne vincitori. Insieme”.

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