sabato, 12 Giugno, 2021
Attualità

Aggressioni ai medici, prevenire è meglio che curare

Le ultime aggressioni a medici e infermieri hanno spinto il presidente della Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, a lanciare un appello ai rappresentanti delle istituzioni per fronteggiare quella che è diventata una vera emergenza sociale.

Dopo il gravissimo episodio di Napoli – dove un gruppo di ragazzi ha sequestrato gli operatori sanitari del 118 all’ospedale “Loreto Mare” per costringerli a soccorrere un amico 16enne con una distorsione al ginocchio –  sono stati annunciati i primi provvedimenti.

Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, in particolare, ha reso noto che dal 15 gennaio saranno attive le telecamere sulle ambulanze in servizio nel territorio partenopeo. Una misura, questa, sollecitata in occasione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica svoltosi a metà dicembre nell’ex capitale del Regno delle due Sicilie. Nel contempo i presidi ospedalieri si attiveranno per la realizzazione di sistemi di videosorveglianza collegati con le centrali delle Forze di polizia.

Al di là degli interventi di carattere eccezionale adottati appare legittimo chiedersi se tutto ciò possa servire ad arginare la piaga in questione. In altre parole: basterà il deterrente delle telecamere a salvaguardare la incolumità degli operatori sanitari addetti ai servizi di emergenza?

C’è chi ritiene che la soluzione più adeguata sia quella di riconoscere la qualifica di pubblici ufficiali ai sanitari e chi, invece, invoca un ritorno all’antico con la reintroduzione dei presidi interni di polizia (dimenticando che gli stessi ricoprivano, prevalentemente, funzioni amministrative). Il presidente dell’Associazione Nazionale Guardie Giurate, Giuseppe Alviti, ha sollecitato un impiego più incisivo degli ex “metronotte”, previa attribuzione dello status di ausiliari delle forze dell’ordine.

Si tratta, a ben vedere, di idee molto valide sotto il profilo della repressione ma poco efficaci dal punto di vista della prevenzione.

Qualche tempo fa un consigliere regionale calabrese ha proposto l’introduzione della figura professionale dello psicologo nelle corsie dei Pronto Soccorso, evidenziando l’importanza dell’intervento psicologico in quello che è un “porto urbano” dell’emergenza-urgenza.

L’osservazione non è priva di pregio, laddove si consideri che i pazienti ed i loro parenti che si interfacciano con medici e infermieri sperimentano situazioni di stress, angoscia, paura, ansia, sofferenza, panico, rabbia e frustrazione. Un mix esplosivo di elementi capaci di far saltare i freni inibitori, scatenando le violenze.

Il supporto psicologico finirebbe per avere una duplice valenza, dovendo, da una parte, soddisfare i bisogni psicologici di pazienti e familiari che si rivolgono ai sanitai del comparto di emergenza secondo un’ottica “psicosociale”, e, dall’altra, puntando ad alleviare il carico di lavoro dei camici bianchi nei casi di interlocutori con vissuti psicologici difficili da gestire.

L’operazione “Grande Fratello” è certamente utile, così come sarebbe opportuno dare più poteri agli uomini e alle donne in divisa, le guardie giurate, che già stazionano nelle corsie, ma senza rimuovere le cause che generano i conflitti e le incomprensioni alla base delle aggressioni medici e infermieri si troveranno sempre nel mirino…

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