lunedì, 20 Maggio, 2024
Esteri

Il centenario. La Russia ripete gli errori dell’URSS

Il 30 dicembre 2022 è stato il centenario della formazione dell’URSS. Se non fosse stato per gli accadimenti degli ultimi anni, probabilmente questa data sarebbe rimasta solo scritta in qualche vecchio libro di storia, dimenticato in un remoto scaffale in biblioteca. Eppure, come diceva il filosofo britannico Edmund Burke: “Those who don’t know history are doomed to repeat it”, ossia: “Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”.

Interessante rileggere con questo spirito le parole scritte, in un resoconto dell’epoca, da uno dei partecipanti al Primo Congresso dei Soviet di tutta l’Unione, che si apri a Mosca esattamente cento anni fa, il 30 dicembre 1922. Ecco come descriveva l’evento: “La solita nebbia di dicembre non si era ancora dissipata quando i delegati del Primo Congresso dell’Unione dei Soviet iniziarono a riunirsi al Teatro Bolshoi. Figure esotiche fluttuavano fuori dalla nebbia in abiti stravaganti, turbanti bianchi, paraorecchie di pelliccia di volpe. Sfarfallio delle giacche di pelle, cappotti grigi, erano insoliti persino in mezzo a questo mare eterogeneo di frac e colletti inamidati di diplomatici”.

Quel forum, passato alla storia per aver dato vita all’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche, ha rafforzato molte delle peggiori caratteristiche ereditate dal precedente regime, creando praticamente una sorta di simulacro, che si è in gran parte conservato anche nella Russia post-sovietica.

D’altra parte, se si guarda all’apparato, al personale, alle tradizioni di gestione che esistevano nell’era sovietica, così come all’autoritarismo e all’imperialismo, sono stati ereditati in larga misura dall’era zarista.

Molti dei problemi di oggi sono proprio legati al “doppio pensiero” di questo sistema, alla sua incontrollabilità, alla sua centralizzazione, alla sua assoluta riluttanza a restare al servizio del popolo. Un sistema che si è rivelato essere il mix dei maggiori problemi della Russia zarista e sovietica, di cui il regime attuale di Putin è il degno erede.

La lezione principale che la società russa – ricordando gli eventi di cento anni fa e quelli accaduti successivamente – avrebbe dovuto trarre è il rifiuto dell’ammirazione per il simulacro sovietico, i suoi doppi standard, quando a parole tutto va bene, mentre nella realtà il vivere quotidiano è duro e crudele.

I russi dovrebbero rifiutare questo sistema ma non lo fanno. Eppure, sono inconsapevoli testimoni di quali giganteschi errori e crimini sono stati commessi durante la trasformazione post-sovietica nei primi anni ’90. Alla fine, ciò ha portato all’istituzione del regime autoritario di Putin che attinge a un mix ideologico ereditato sia della monarchia assoluta zarista che dal passato sovietico, entrambi radicati nell’idea di imperialismo.

La storia ha dimostrato in modo convincente che se una società perde la libertà e lo “stato di diritto”, la capacità di influenzare il governo, di essere parte del processo decisionale, allora il governo diventa abbastanza rapidamente inadeguato alle sfide della storia, incapace di restare al servizio del proprio popolo. Questo era successo sia con la Russia autocratica che con la Russia sovietica, ma è accaduto anche nella Russia post-sovietica. Non ci sono limiti all’avidità umana e al narcisismo.

Ai monarchi assoluti, non importa se vengono chiamati “imperatore” o “segretario generale”. Anche la parola “presidente”, che per definizione dovrebbe rappresentare una figura non autocratica, nella Russia dei nostri giorni ha perso il suo originario significato. È chiaro a tutti che nella Russia contemporanea, come già accaduto nel passato, le parole oramai non corrispondono più alla realtà.

Ecco perché analizzando l’esperienza russa di questo ultimo secolo, è possibile comprendere come le autorità che si sono succedute al potere hanno portato il Paese a sprofondare in vere e proprie catastrofi, tanto nel passato quanto nel presente.

Forse è giunto il tempo per i russi di voltare pagina e scrivere una storia diversa, imparando dagli errori del passato, senza evocare falsi miti, o peggio, una vuota retorica imperiale.

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