giovedì, 9 Luglio, 2020
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Strade e ponti, 154 mila km a rischio

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Quando i nodi arrivano al pettine, dopo anni di rinvii e rattoppi percorrere i 154 mila chilometri di strade e autostrade italiane – di queste quasi ben 112 mila di competenza (senza soldi) delle ex Province – diventa una scommessa per l’automobilista, che tra l’altro è il più tassato d’Europa.

Si paga tanto per avere anche una viabilità insicura. Sulle strade italiane ragionando su studi, verifiche, aggiornamenti tecnici e inchieste di vario titolo, tra quelle giornalistiche a quelle della magistratura, ci sono circa 12 mila ponti che andrebbero controllati, revisionati e messi in sicurezza.

Sono lavori urgenti, non più rinviabili e sui quali ogni giorno passano milioni di macchine, di camion, e soprattutto i super Tir dei Trasporti eccezionali che possono percorrere grazie a permessi speciali le strade normali, carichi con pesi notevoli che hanno un impatto nello stress di strade, ponti e viadotti.

Sui 154 mila chilometri, inoltre, transita oltre il 90% delle merci e l’Italia è il Paese d’Europa dove lo squilibrio di modalità dei trasporti è più alto. Ad essere un po’ pignoli, il 92% delle merci e il 75% della mobilità dei cittadini è tutta su gomma: in auto, su bus e le merci sui tir. In altri versi strade e autostrade sono strutture vitali per un Paese che rischia di rimanere isolato ad ogni avversità atmosferica. Inoltre i trasporti cosiddetti più sostenibili, come treno e metro, possono soddisfare una quota minima di viaggiatori. Se si pensa, ad esempio, all’alta velocità dei treni che taglia fuori tutto il sud Italia. Su strade e autostrade che rappresentano la rete principale di trasporti quindi c’è una pressione elevatissima di traffico e con essa di tutti i rischi connessi all’usura degli impianti, che ora hanno bisogno di interventi eccezionali con verifiche  che devono tenere conto della età delle strutture, dei lavori non fatti e quelli richiesti.

Si parla, naturalmente di opere di sistemazione senza ben sapere chi dovrà intervenire, come si ricordava ben 112 mila chilometri erano affidati alla manutenzione delle ex Province che ora non ci sono più e senza soldi, senza cantieri non può essere garantita la sicurezza. Non solo, ci sono decine di opere nuove già progettate come svincoli, ponti, nuove strade e pezzi di autostrade che rimangono nei cassetti del ministero. Tra lavori di manutenzione da fare e opere nuove non realizzate, l’Italia è in piena emergenza, e agli automobilisti quando piove o in sono condizioni meteorologiche critiche, non resta altro che incrociare le dita quando transita su un viadotto.

Il Codacons in una lettera inviata ai prefetti ha pubblicato l’elenco aggiornato dei ponti che hanno necessità di manutenzione.

Nel documento l’Associazione chiede che i controlli siano affidate al genio militare – non ai privati – per realizzare le verifiche necessarie insieme ai gestori, così da minimizzare l’impatto sul traffico.
“Il Codacons”, fa presente l’Associazione, “ha deciso di diffidare i prefetti delle zone con cavalcavia o viadotti a rischio”. Ai prefetti, quindi, chiamati in causa come responsabili diretti della sicurezza pubblica, l’Associazione chiede di disporre un blocco “temporaneo” per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio: “una necessità che s’impone alla luce dei fatti per dar modo di svolgere un’attenta opera di monitoraggio e valutazione del rischio, con disagi minimi per l’economia e il commercio, vista la possibilità per gli autotrasportatori di individuare percorsi alternativi, come accade normalmente ai sindaci che vietano il passaggio dei Tir nel loro Comune”.

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