martedì, 23 Luglio, 2024
Ambiente

Su energia 10 proposte Legambiente, Greenpeace e WWF

L’esplosione della drammatica guerra in Ucraina e la preoccupazione di molte persone per l’aumento delle bollette impone di accelerare la transizione energetica del nostro Paese, come unica soluzione per uscire dalla dipendenza dal gas, a partire da quello della Russia. Per questo, a livello nazionale, Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia avanzano 10 proposte al governo Draghi per affrontare in modo strutturale la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento del gas. Si tratta di interventi normativi e autorizzativi da mettere in campo da qui ai prossimi mesi e che, in sintesi, permetterebbero di ridurre i consumi di gas di 36 miliardi di metri cubi all’anno entro fine 2026, sviluppando l’eolico offshore e a terra, il fotovoltaico sui tetti, anche nei centri storici, e sulle aree compromesse (discariche, cave, etc), il moderno agrivoltaico che garantisce l’integrazione delle produzioni agricole con quella energetica, la produzione del biometano (sviluppata in un chiaro contesto di riduzione del numero complessivo di capi allevati e senza sottrazione di terreno alla produzione di cibo), gli accumuli, i pompaggi e l’ammodernamento delle reti.

In Lombardia il futuro programma regionale energia Ambiente e Clima, negli obbiettivi dell’atto di indirizzo, prevede la riduzione delle emissioni climalteranti del 40% entro il 2030 per arrivare alla neutralità carbonica entro il 2050 con una riduzione intorno al 30% dei consumi di energia in tutti i settori risetto al 2005 e una maggiore produzione da fonti energetiche rinnovabili più o meno del 30%. Legambiente Lombardia chiede che gli iter siano accelerati.
“Facciamo appello anche alla Lombardia e ai Comuni della regione perché facciamo la propria parte per garantire una maggiore autonomia dalle fonti fossili, per evitare qualsiasi emergenza futura, mettendo in campo un mix energetico che può solo fare bene alle famiglie lombarde e all’ambiente- dichiara Barbara Meggetto, presidente Legambiente Lombardia-. Non c’è sostenibilità ambientale senza ridurre la dipendenza dal fossile, abbassando così anche le emissioni di gas climalteranti. Incentivare le rinnovabili sugli edifici partendo da quelli pubblici, attivare e incentivare le comunità energetiche, rendere efficienti gli edifici pubblici e privati sono le strade da percorre per abbassare i consumi e utilizzare fonti alternative al gas”.

Le tre associazioni a livello nazionale, chiedono innanzitutto di autorizzare, entro marzo 2023, nuovi impianti a fonti rinnovabili per 90 GW di nuova potenza installata, pari alla metà dei 180 GW in attesa di autorizzazione, da realizzare entro fine 2026;
aggiornare entro giugno 2022 il PNIEC, valutando l’obiettivo di produzione del 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035. Altre richieste prevedono, inoltre, di fissare subito un tetto ai profitti delle aziende che estraggono e trasportano gas fossile o petrolio e attivare entro giugno 2022 il dibattito pubblico sugli impianti a fonti rinnovabili al di sopra dei 10 MW di potenza installata. Le associazioni ambientaliste chiedono anche di sviluppare la produzione di biometano da Forsu (Frazione oganica del rifiuto solido urbano, ovvero il materiale derivante dalla raccolta differenziata dell’organico), scarti agricoli, reflui zootecnici e fanghi di depurazione. E poi di escludere entro aprile 2022 l’autorizzazione paesaggistica per il fotovoltaico integrato sui tetti degli edifici non vincolati dei centri storici. Tra le proposte anche quella di rivedere entro dicembre 2022 i bonus edilizi, cancellando gli incentivi per la sostituzione delle caldaie a gas. Infine è importante anticipare al 2023 l’eliminazione dell’uso delle caldaie a gas nei nuovi edifici, istituire entro giugno 2022 un fondo di garanzia per la costituzione delle comunità energetiche e attivare entro maggio 2022 una strategia per efficienza e innovazione nei cicli produttivi e sulla mobilità sostenibile.

“Il problema evidente del salasso per famiglie e aziende è urgente da affrontare, ma le soluzioni adottate o prospettate dal Governo sono anacronistiche e in controtendenza con l’urgente lotta alla crisi climatica- spiegano Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia-. Si va dall’aumento della produzione nazionale di gas fossile all’approvvigionamento di idrocarburi gassosi non provenienti dalla Russia, dalla possibile ripartenza di gruppi termoelettrici a carbone a quelli a olio combustibile, dal raddoppio di gasdotti operativi alla realizzazione di nuovi rigassificatori, fino ai nuovi finanziamenti alla ricerca del nucleare di quarta generazione”. Pensare di riattivare gruppi termoelettrici a carbone o a olio combustibile è un’opzione irrilevante- concludono-, se pure ripartissero 1.000 MW di potenza installata, aggiuntivi a quelli già in attività, con questi due combustibili fossili, ad esempio per 5mila ore all’anno, si potrebbero produrre 5 TWh all’anno che nei fatti permetterebbero di risparmiare solo 1 miliardo di m3 di gas fossile all’anno. Praticamente nulla al confronto del contributo strutturale e rispettoso degli obiettivi climatici e di lotta all’inquinamento atmosferico che garantirebbe lo sviluppo strutturale e convinto delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica, del sistema di pompaggi e accumuli e della rete di trasmissione e distribuzione.

 

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