lunedì, 6 Aprile, 2020
Società

Papa Francesco rinnova lo IOR all’insegna della trasparenza

Nella banca vaticana, da sempre al centro di scandali di corruzione e riciclaggio di denaro sporco, arrivano i nuovi statuti voluti da Bergoglio che entrano subito in vigore “ad experimentum” per due anni. L’Istituto per le Opere di Religione è un ente della Santa Sede, eretto con Chirografo di Sua Santità Pio XII il 27 giugno 1942. Le sue origini risalgono alla “Commissione ad pias causas” istituita dal Sommo Pontefice Leone XIII nel 1887.

La missione dell’Istituto, stabilita dallo Statuto vigente, annesso al Chirografo del 1 marzo 1990 di Sua Santità Giovanni Paolo II, consiste nel “provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni mobili ed immobili trasferiti od affidati all’Istituto medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati ad opere di religione e di carità. 

Per la prima volta viene inserita la figura di un revisore esterno che può essere una persona fisica o una società, e avrà il compito di controllare le attività interne. È l’ultima tappa di un lungo percorso di ristrutturazione e di ritorno ai principi cattolici che fondano la missione dello stesso istituto bancario.
Negli organi dell’Istituto non ci sono più i tre revisori interni, la cui carica era sempre rinnovabile. Il nuovo revisore esterno, nominato dalla Commissione cardinalizia su proposta del Consiglio di Sovrintendenza, svolge il suo incarico per un periodo di tre esercizi consecutivi, rinnovabile una sola volta. Ha il compito della revisione legale dei conti: esprime “con apposita relazione il giudizio sul bilancio dell’Istituto”, “esamina tutti i libri e documenti contabili”, “riceve dall’Istituto e a questo può chiedere ogni informazione utile alla propria attività di revisione”.

Gli organi dello IOR diventano in tutto quattro: la Commissione cardinalizia, composta da cinque porporati nominati dal Papa per un quinquennio confermabili una sola volta; il Consiglio di Sovrintendenza, composto da sette membri (prima erano 5), nominati per un quinquennio dalla Commissione cardinalizia, adesso confermabili una sola volta; il prelato, nominato per un quinquennio dalla Commissione cardinalizia e ora confermabile una sola volta, il cui compito è quello di promuovere “la dimensione etica” di amministratori e dipendenti perché il loro operato sia coerente con i principi cattolici e la missione dell’istituto, mantenendo scambi costanti con tutto il personale dello IOR. Custodisce, inoltre, nel suo ufficio l’archivio della Commissione cardinalizia mantenendolo a disposizione dei porporati; il direttore generale, che può essere nominato a tempo determinato (per un quinquennio e confermabile una sola volta) o indeterminato: comunque, cessa la carica al compimento dei 70 anni. Lo scopo del lavoro dello IOR resta comunque invariato: lo IOR vuole servire la missione globale della Chiesa Cattolica amministrandone il patrimonio ad esso affidato e assicurando la fornitura di servizi di pagamento per la Santa Sede, gli Enti collegati, gli ordini religiosi, le istituzioni cattoliche, il clero, i dipendenti della Santa Sede, nonché i corpi diplomatici accreditati.

Il rinnovo degli Statuti dello IOR, rappresenta un passo importante nel processo di adeguamento ai migliori standard internazionali, ma anche e soprattutto di rinnovata fedeltà alla missione originaria dell’Istituto per le Opere di Religione. Non è un caso, che una delle più significative novità in questo senso sia rappresentata dalla definizione del ruolo del prelato, figura chiave nel tenere contatti con ogni componente dell’Istituto, e dunque garantire la circolazione delle informazioni e la cura delle relazioni. Il prelato infatti ora mantiene scambi costanti con amministratori e dipendenti oltre a promuovere la dimensione etica del loro operato, oltre che custodire l’archivio della Commissione cardinalizia. La carica non potrà più rimanere vacante, come accaduto in passato. Altri segnali importanti sono rappresentati dalla maggiore sottolineatura della peculiarità dello IOR e del suo essere sottomesso alle norme canoniche, come pure il suo essere inquadrato nel rinnovato contesto legislativo vaticano voluto da Benedetto XVI e completato da Francesco in materia di transazioni finanziarie, trasparenza, antiriciclaggio.

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