A meno di tre mesi dalle elezioni di ottobre, la politica brasiliana viene scossa da una decisione destinata a pesare sulla campagna elettorale: la Corte Suprema ha autorizzato un’indagine di polizia su Fábio Luís Lula da Silva, noto come Lulinha, figlio del presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Secondo fonti giudiziarie, il magistrato André Mendonça ha dato il via libera a un’inchiesta per presunto traffico di influenze e corruzione, legata a possibili favori illeciti concessi a un uomo d’affari. La decisione arriva in un momento delicatissimo per Lula, che si prepara a chiedere agli elettori un quarto mandato non consecutivo. L’ottantenne leader della sinistra è in vantaggio nei sondaggi sul suo principale sfidante, il senatore di destra Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, oggi in carcere per aver tentato un colpo di stato militare.
L’indagine su Lulinha riguarda il sospetto che abbia agito per conto del lobbista Antônio Carlos Camilo Antunes in trattative legate alla cannabis terapeutica e a potenziali accordi con il Ministero della Salute. Gli investigatori stanno verificando se il 51enne abbia fatto da intermediario improprio con funzionari pubblici e se l’attività possa aver raggiunto la presidenza della Repubblica.
L’avvocato di Lulinha, Marco Aurélio de Carvalho, ha dichiarato alla CNN Brasil che “non c’è nulla contro Fábio” e che l’indagine potrebbe essere “esplorativa”. Anche il legale di Antunes sostiene di non conoscere i dettagli del caso. Lula, da parte sua, ha adottato una linea istituzionale: “Verrà indagato come il figlio di chiunque altro. Dovrà dimostrare la sua innocenza. E se sarà riconosciuto colpevole, pagherà come chiunque commette un errore.” Una posizione che mira a evitare accuse di favoritismi, ma che riporta alla memoria gli scandali di corruzione che hanno segnato il Partito dei Lavoratori negli anni 2000.





