Un tribunale di Brasilia dovrà stabilire se la competenza per rilasciare le autorizzazioni ambientali per il progetto minerario Volta Grande, uno dei più contestati dell’Amazzonia, spetti al governo federale o allo stato del Pará. Una decisione che potrebbe accelerare o bloccare definitivamente l’avanzamento della miniera d’oro gestita dalla canadese Belo Sun.
Dal 2012 l’azienda tenta di sviluppare un gigantesco sito estrattivo sulle rive del fiume Xingu, a circa 20 chilometri dalla diga di Belo Monte, la terza più grande al mondo. Secondo lo studio di fattibilità del 2015, la miniera si estenderebbe su 24 km² e comporterebbe l’estrazione di oltre 3,5 milioni di once d’oro in 17 anni, scavando più di 600 milioni di tonnellate di materiale.
Una valutazione indipendente del 2021 ha però definito il progetto “troppo rischioso”, soprattutto per la presenza di una diga di residui minerari situata sopra un corso d’acqua che confluisce nel Xingu. Le comunità indigene Juruna e Arara denunciano da anni l’assenza di una consultazione adeguata, come richiesto da una sentenza del 2017. Secondo l’Apib, la miniera provocherebbe lo sfollamento di oltre 800 famiglie già colpite dagli impatti della diga di Belo Monte, che ha ridotto drasticamente la portata del fiume.
I procuratori federali stimano inoltre che il progetto genererebbe circa 3,7 milioni di tonnellate di CO₂, sulla base del rapporto tra emissioni e quantità d’oro estratto.
Il nodo centrale riguarda la giurisdizione: nel 2017 la corte federale aveva stabilito che il progetto richiedesse l’approvazione del governo centrale, vista la presenza di territori indigeni e l’impatto su un fiume federale. Nel 2025, però, i giudici hanno ribaltato la decisione, restituendo le licenze allo stato del Pará. Il ricorso dei procuratori ha riportato il caso davanti al tribunale. Se la corte dovesse riaffermare la competenza federale, le licenze concesse nel 2025 potrebbero essere invalidate.





