L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato venerdì a larga maggioranza per estendere di altri quattro anni il mandato dell’Alto Commissario per i Diritti Umani, Volker Türk, nonostante l’opposizione di Russia e Israele e le minacce degli Stati Uniti di riconsiderare finanziamenti e coinvolgimento nell’organizzazione. Con 144 voti a favore, 10 contrari e 13 astensioni, l’Assemblea ha approvato la proposta del Segretario Generale Antonio Guterres, che aveva chiesto un secondo mandato quadriennale per Türk, in scadenza a ottobre.
Una precedente controproposta russa, che prevedeva un’estensione di soli due mesi, era stata respinta dalla maggioranza dei 193 Stati membri. Türk, avvocato austriaco con decenni di esperienza nelle missioni ONU, è diventato una figura divisiva per la sua disponibilità a criticare apertamente le grandi potenze: dalla guerra russa in Ucraina, alla condotta di Israele a Gaza, fino alle morti nei centri di detenzione per immigrati negli Stati Uniti. Washington ha definito la riconferma una “violazione procedurale” e ha avvertito che un voto favorevole avrebbe “dato ragione ai critici che considerano l’ONU un organismo disfunzionale”.
Il rappresentante statunitense Jeff Bartos ha minacciato conseguenze immediate sul livello di impegno e finanziamento americano. La Russia, dal canto suo, ha accusato Türk di “parzialità” e di aver mosso accuse infondate contro Mosca, mentre il Ministero degli Esteri israeliano ha definito la sua riconferma un “fallimento morale”. Entrambi i Paesi sostengono che la scelta del nuovo Alto Commissario dovrebbe spettare al successore di Guterres, che lascerà l’incarico a dicembre. Türk diventa così il primo Alto Commissario per i Diritti Umani a ottenere due mandati quadriennali, in un contesto globale segnato dall’ascesa delle autocrazie e da crescenti tensioni tra l’amministrazione Trump e le Nazioni Unite.





