Le Forze di Supporto Rapido (RSF), il gruppo paramilitare sudanese guidato da Mohamed Hamdan Dagalo “Hemedti”, avrebbero commesso crimini contro l’umanità e atti di pulizia etnica durante la campagna per la conquista di El Fasher, nel Darfur settentrionale. Lo afferma Amnesty International in un rapporto pubblicato mercoledì, basato su testimonianze, analisi video e immagini satellitari. Secondo l’organizzazione, omicidi, torture, stupri, schiavitù e schiavitù sessuale sono stati perpetrati nell’ambito di attacchi sistematici e su vasta scala contro civili, configurando crimini contro l’umanità.
Amnesty accusa inoltre le RSF di aver preso di mira deliberatamente i bambini durante gli assalti alla città. Le RSF hanno conquistato El Fasher nell’ottobre 2024, dopo un assedio di 18 mesi. Le vittime sarebbero decine di migliaia. A febbraio, una missione indipendente delle Nazioni Unite ha parlato di “segni distintivi di genocidio” contro le comunità non arabe. Per il rapporto, Amnesty ha intervistato 247 persone, tra cui 208 sopravvissuti. L’organizzazione conclude che le RSF hanno commesso crimini di guerra tra metà 2024 e fine 2025, prendendo di mira civili non arabi e utilizzando linguaggio disumanizzante negli attacchi. La distruzione di città e villaggi non arabi — tra cui Abu Zerega, rasa al suolo tra dicembre 2024 e marzo 2025 — sarebbe coerente con una campagna di pulizia etnica.
Gli abusi hanno lasciato innumerevoli bambini orfani e costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire, esponendole a morte e ferite durante gli attacchi o lungo le rotte di fuga. Il rapporto identifica tre comandanti RSF ritenuti responsabili di gravi violazioni: il maggiore generale Gedo Hamdan Ahmed Mohamed (“Abu Shok”), il tenente colonnello Abbas Khater Bakhit e il comandante Al‑Fateh Abdullah Idris (“Abu Lulu”). La guerra civile sudanese è iniziata nell’aprile 2023, quando la rivalità tra il generale Abdel Fattah al‑Burhan e Hemedti è degenerata in scontri a Khartoum.





