Il governo sudanese ha accusato apertamente Etiopia ed Emirati Arabi Uniti di essere coinvolti nei recenti attacchi con droni che hanno colpito obiettivi strategici nelle regioni orientali del Paese, alimentando un’escalation che rischia di destabilizzare ulteriormente un conflitto già complesso. Le autorità di Khartoum sostengono di avere “prove credibili” del sostegno logistico e operativo fornito ai gruppi armati rivali, un’accusa che sia Addis Abeba sia Abu Dhabi hanno respinto definendola “infondata e politicamente motivata”.
Secondo fonti militari sudanesi, gli attacchi avrebbero preso di mira depositi di rifornimenti e postazioni dell’esercito, causando vittime e danni significativi alle infrastrutture. I droni impiegati, descritti come modelli di fascia avanzata, avrebbero capacità compatibili con quelle utilizzate in altri teatri regionali, un dettaglio che ha alimentato ulteriori sospetti sulle presunte forniture esterne. L’Etiopia ha replicato accusando il Sudan di voler “distrarre l’opinione pubblica” dalle proprie difficoltà interne, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno ribadito di sostenere una soluzione diplomatica al conflitto e di non avere alcun ruolo nelle operazioni militari.
Gli analisti regionali sottolineano tuttavia che la crescente militarizzazione del Corno d’Africa e la competizione per l’influenza politica ed economica rendono plausibile un coinvolgimento indiretto di attori esterni. La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione: l’Unione Africana ha invitato alla moderazione e chiesto un’indagine indipendente sugli attacchi, mentre le Nazioni Unite temono che l’episodio possa compromettere i fragili tentativi di mediazione in corso. In un Paese già provato da anni di guerra civile, crisi umanitaria e instabilità politica, le nuove accuse rischiano di aggravare ulteriormente le tensioni e di allontanare la prospettiva di un cessate il fuoco duraturo.





