Dopo un fine settimana di indiscrezioni, annunci e frenate, Stati Uniti e Iran hanno continuato a trattare su una possibile intesa per fermare la guerra, riaprire lo Stretto di Hormuz e rinviare a una seconda fase il dossier nucleare. Donald Trump ha rivendicato i progressi, ma ha escluso un compromesso al ribasso: “O sarà un grande accordo o non ci sarà alcun accordo”. Stessa linea dal segretario di Stato Marco Rubio: “O raggiungeremo un buon accordo, oppure dovremo trovare un’altra soluzione.
Preferiremmo raggiungere un buon accordo”. Secondo diversi media americani, un’intesa di principio esiste, ma serve ancora il via libera finale di Trump e della guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. Il Wall Street Journal ha parlato invece di una battuta d’arresto, legata alle distanze su sanzioni, garanzie e impegni nucleari. Sull’amministrazione peserebbero anche le pressioni dell’ala dura repubblicana, contraria alla riapertura di Hormuz e a un alleggerimento economico verso Teheran senza vincoli immediati sull’arricchimento.
Posizione di Teheran
Da parte iraniana, Hossein Nooshabadi ha confermato progressi, ma ha escluso una firma imminente. L’alto diplomatico ha definito “una menzogna assoluta” l’ipotesi che l’Iran abbia già accettato una sospensione ventennale dell’arricchimento.
Secondo Nooshabadi, la bozza di Teheran prevede “la fine della guerra su tutti i fronti, Libano compreso”, lo sblocco di miliardi di dollari di beni congelati, la revoca del blocco navale statunitense, l’apertura di Hormuz, il ritiro delle forze americane dal perimetro iraniano e la libertà di vendere petrolio. Dopo una prima intesa, le parti avrebbero 30 giorni per chiudere l’accordo definitivo, prorogabili a 60. Anche il presidente Masoud Pezeshkian ha escluso concessioni sotto pressione: la Repubblica islamica “non cederà in alcun caso alle richieste eccessive”.
Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha precisato che l’obiettivo ora è “porre fine alla guerra” e che Teheran “non sta discutendo i dettagli della questione nucleare”. Ha aggiunto che non esiste “alcuna garanzia che l’altra parte rispetti gli impegni” e ha accusato Israele di voler “compromettere” i colloqui. Secondo il Washington Post, la prima fase includerebbe lo sblocco di 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, l’avvio dello sminamento e la revoca del blocco navale americano. I fondi sarebbero però liberati solo in base ai primi passi di Teheran sull’uranio arricchito e al rispetto degli altri punti della proposta.
L’emittente saudita Al Hadath ha riferito che l’Iran sarebbe disposto a rimuovere l’uranio altamente arricchito dal proprio territorio, ma solo per consegnarlo alla Cina e dopo garanzie da Pechino.
Pakistan e Cina
La mediazione pakistana si è spostata in Cina. Il premier Shehbaz Sharif e il capo dell’esercito Asim Munir hanno incontrato i leader cinesi, mentre Xi Jinping ha elogiato il ruolo di Islamabad. Secondo Al Arabiya, un nuovo round potrebbe tenersi in Pakistan il 5 giugno, nell’ambito di una possibile “Dichiarazione di Islamabad”. Trump ha intanto provato ad allargare il negoziato agli equilibri regionali, chiedendo ai Paesi musulmani di aderire agli Accordi di Abramo.
Il processo, ha scritto, dovrebbe partire “con la firma immediata dell’Arabia Saudita e del Qatar”; chi non aderisce non dovrebbe partecipare all’accordo con l’Iran. Da Riad è arrivata però una chiusura. Una fonte saudita citata dalla Cnn ha ribadito che la normalizzazione con Israele sarà possibile solo con “un percorso irreversibile verso uno Stato palestinese”. La posizione saudita ridimensiona l’ipotesi di una rapida estensione degli Accordi di Abramo, firmati nel 2020 e già sottoscritti da Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan.
Libano e Gaza
Sul terreno la tensione resta alta. L’esercito israeliano ha riferito che tre droni lanciati da Hezbollah sono caduti nel nord di Israele, senza feriti, e che un razzo è stato intercettato. L’Idf ha poi ordinato l’evacuazione di dieci villaggi nel sud del Libano, annunciando nuovi attacchi contro Hezbollah. Il ministro israeliano di estrema destra Itamar Ben Gvir ha chiesto a Benjamin Netanyahu di tornare a una guerra su larga scala in Libano, “occupare lo Zahrani” e “combattere con ferocia”, anche senza il via libera di Trump.
Media libanesi hanno riferito di un attacco israeliano ad al Duwayr, con un morto e otto feriti.A Gaza, secondo Haaretz, il fuoco di un elicottero israeliano contro alcune tende ad al Mawasi ha ucciso due persone, tra cui una bambina di sei anni, e ne ha ferite altre 17. Il ministero della Sanità dell’enclave ha dichiarato che dal cessate il fuoco dell’ottobre 2025 sono morte 904 persone e 2.713 sono rimaste ferite.





