A quasi tre mesi dall’inizio della crisi nel Golfo, l’economia italiana torna a confrontarsi con un nuovo shock energetico internazionale. Il protrarsi delle tensioni nello Stretto di Hormuz continua infatti a sostenere i prezzi dell’energia, con effetti sempre più evidenti su imprese, produzione ed export. L’analisi è contenuta nell’articolo “Scenario Pil – Così energia, Ue e Bce rischiano di frenare le imprese” firmato da Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato.
La corsa dei prezzi
Secondo i dati riportati, nei quasi novanta giorni di crisi il prezzo medio del gas è salito del 38,3% rispetto a febbraio, mentre il costo dell’energia elettrica all’ingrosso è aumentato del 12,4%. Forte anche l’impatto sui carburanti: il prezzo industriale del gasolio resta superiore di quasi il 60% rispetto ai livelli pre-crisi.
Dazi, caro energia e incognite
Le tensioni energetiche si riflettono sulle prospettive di crescita. La Commissione europea stima per l’Italia un aumento del PIL nel 2026 dello 0,5%, in ribasso rispetto alle precedenti previsioni. Segnali di rallentamento arrivano dalla fiducia delle imprese, dalla manifattura e soprattutto dall’export, penalizzato anche dai nuovi dazi statunitensi, con cali particolarmente marcati nei settori a maggiore presenza di micro e piccole imprese.
Costruzioni in frenata, turismo in crescita
Frena anche il comparto delle costruzioni, mentre il turismo mostra una crescita sostenuta nei primi mesi del 2026. Il mercato del lavoro, dopo una lunga fase espansiva, registra invece una sostanziale stabilizzazione.
Crediti e fisco, nodi irrisolti
Resta elevato il costo del credito per le imprese, mentre la politica fiscale italiana dispone di margini limitati per nuovi interventi di sostegno, vincolata dagli obiettivi europei di riduzione del deficit e del debito pubblico.





