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Usa-Iran, colloqui indiretti a Doha. Trump: “Incontro ottimo”

Usa-Iran, colloqui indiretti a Doha. Trump: “Incontro ottimo”

Teheran chiede lo sblocco di 3 miliardi di dollari. Vance avverte: “Senza concessioni il nucleare sarà distrutto”. Nodo Hormuz, l’Italia: “Decine di mine, serviranno mesi”
giovedì, 2 Luglio 2026
2 minuti di lettura

Sono ripresi a Doha i colloqui tecnici indiretti tra Stati Uniti e Iran per consolidare il memorandum d’intesa firmato il 17 giugno e cercare una soluzione stabile alla crisi in Medio Oriente. Secondo fonti diplomatiche citate da Al Jazeera e Afp, i negoziati si svolgono con la mediazione di Qatar e Pakistan, senza incontri faccia a faccia tra funzionari di alto livello delle due delegazioni. Sul tavolo ci sono il programma nucleare iraniano, il percorso diplomatico, la gestione dello Stretto di Hormuz e la questione finanziaria, compresa la restituzione dei fondi congelati.

Secondo Nour News, Teheran ha chiesto lo sblocco di 3 miliardi di dollari come condizione per proseguire le trattative. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha confermato la creazione di gruppi di lavoro, ma ha precisato che l’attività degli esperti non è ancora iniziata: data e luogo saranno fissati “tramite i mediatori” quando saranno soddisfatte le condizioni necessarie.

Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, arrivati in Qatar, non partecipano direttamente ai colloqui tecnici. Hanno però incontrato l’emiro Tamim Al Thani e il premier Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, confermando l’impegno di Washington a proseguire il negoziato. Il premier qatariota ha visto anche Gharibabadi e gli inviati del Pakistan.

Linea dura

Donald Trump ha definito “ottimo” l’incontro con la delegazione iraniana e ha detto che “la denuclearizzazione va avanti”. Parlando con i giornalisti alla Joint Base Andrews, il Presidente americano ha sostenuto che Teheran è stata “corretta” nel rispettare il memorandum: “Hanno fatto molta strada. Li abbiamo colpiti molto duramente la scorsa settimana.

Penso che stiano facendo bene”. Secondo il Wall Street Journal, Trump avrebbe valutato nuovi raid su larga scala contro l’Iran, ma per ora avrebbe scelto di proseguire la via diplomatica, anche oltre la scadenza dei 60 giorni fissata al 18 agosto. La linea americana resta però dura.

Il vicepresidente J.D. Vance ha dichiarato a Fox News che gli Stati Uniti sono in una “ottima posizione” anche in caso di fallimento dei colloqui: se l’Iran non farà concessioni, ha detto, “il suo programma nucleare sarà comunque distrutto” e lo stesso varrà per il suo esercito convenzionale.

Da Teheran, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avvertito Israele dopo le minacce del ministro della Difesa Israel Katz contro la Guida Suprema Mojtaba Khamenei: “Qualsiasi minaccia contro il nostro popolo e la nostra leadership riceverà una risposta immediata e decisa”. Poi, rivolto a Trump, ha scritto su X: “Tenga buoni i suoi animali domestici a Tel Aviv”.

Hormuz

Resta centrale il dossier Hormuz. Il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha definito lo stretto “il nostro più grande strumento di potere” e ha ribadito che Teheran non arretrerà “in nessuna circostanza”.

Il transito gratuito, ha aggiunto, vale solo per i 60 giorni previsti dal memorandum. Alle commissioni Difesa di Camera e Senato, il comandante del Covi Giovanni Maria Iannucci ha stimato “decine di mine” nello stretto: per lo sminamento, ha detto, serviranno “un paio di mesi”.

L’Easa ha intanto prorogato fino all’8 luglio la raccomandazione alle compagnie europee di evitare lo spazio aereo iraniano e mantenere cautela su Iraq e Libano.

La crisi investe anche i rapporti tra Washington e Riad. Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono valuta una riduzione della presenza militare americana in Arabia Saudita dopo il rifiuto saudita di consentire l’uso delle basi per l’operazione Epic Freedom nello Stretto di Hormuz.

Riad, insieme ad altre monarchie del Golfo, aveva fatto pressioni sull’amministrazione Trump perché privilegiasse una soluzione diplomatica, temendo la chiusura dello stretto, ripercussioni sul mercato mondiale del greggio e nuovi rischi per la stabilità regionale.

Gaza

Sul fronte Gaza, una delegazione israeliana è arrivata al Cairo per discutere l’attuazione della fase successiva del piano Trump. Secondo Israel Hayom, il Board of Peace avvierà nelle prossime settimane un programma pilota per rifugi umanitari nelle aree non controllate da Hamas, a partire da Tel Sultan, vicino a Rafah.

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, rientrato da Gaza, ha descritto una situazione estrema: “Gaza è rasa al suolo, si vive nelle fogne con i topi”. La Santa Sede ha ribadito all’Onu che ostacolare gli aiuti ai palestinesi è una “grave violazione del diritto internazionale umanitario”.

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