Mentre l’attenzione internazionale resta puntata sullo Stretto di Hormuz e sulle ricadute economiche della guerra in Iran, un’altra crisi rischia di esplodere lontano dai riflettori: quella nel Corno d’Africa, dove le tensioni tra Etiopia, la regione del Tigray e la vicina Eritrea stanno crescendo rapidamente. La regione è stata teatro di conflitti per decenni, ma gli ultimi sviluppi indicano un deterioramento accelerato. Il fragile equilibrio tra Addis Abeba e il Tigray, già messo alla prova dalla guerra del 2020‑2022, si sta incrinando nuovamente, mentre l’Eritrea — attore chiave e spesso imprevedibile — intensifica la propria postura militare lungo i confini.
A complicare il quadro c’è la guerra civile in Sudan, che continua a espandersi e rischia di intrecciarsi con le tensioni etiopiche, creando un mosaico di conflitti sovrapposti. Eritrea e Sudan si affacciano sul Mar Rosso, una delle arterie più strategiche del commercio globale. Qui transita tra il 12% e il 15% del traffico marittimo mondiale, e fino al 30% del traffico containerizzato. Una nuova crisi regionale potrebbe minacciare porti cruciali, infrastrutture marittime e rotte di navigazione già sotto pressione per gli attacchi e le tensioni legate alla guerra in Iran.
In questo contesto, il Middle East Institute ha convocato una discussione dedicata alle ramificazioni della crisi, con la partecipazione di Mirette F. Mabrouk, Senior Fellow del MEI, e Jonas Horner, Visiting Fellow dell’European Council on Foreign Relations. A moderare sarà Ken Pollack, vicepresidente per le politiche del MEI. L’obiettivo è analizzare come i conflitti del Corno d’Africa si stiano intrecciando con le dinamiche mediorientali, creando un’unica fascia di instabilità che va dal Golfo Persico al Mar Rosso. Una fascia che, se dovesse incendiarsi completamente, potrebbe ridefinire gli equilibri geopolitici e commerciali del prossimo decennio. Per ora, il mondo guarda altrove. Ma nel Corno d’Africa, la miccia è già accesa.




