La pressione fiscale torna a salire, ma l’economia italiana offre nello stesso tempo segnali di rafforzamento sul fronte dei bilanci familiari e della domanda interna. È il quadro che emerge dalle rilevazioni diffuse ieri dall’Istat sul primo trimestre del 2026, un periodo caratterizzato da un incremento del peso di imposte e contributi sul Prodotto interno lordo, accompagnato però da una crescita del reddito disponibile, da consumi in espansione, da un recupero del potere d’acquisto e da un miglioramento dei conti pubblici.
Sullo sfondo si registra anche un’accelerazione dei prezzi alla produzione dei servizi, trainata soprattutto dai comparti dei trasporti e della logistica, con effetti destinati a riflettersi sui costi sostenuti dalle imprese. Nei primi tre mesi dell’anno la pressione fiscale raggiunge il 37,6% del Pil, con un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il dato fotografa una crescita delle entrate superiore a quella della spesa pubblica. Le risorse incassate dalle amministrazioni pubbliche aumentano infatti del 4% su base annua e rappresentano il 42,3% del prodotto interno lordo, mentre le uscite avanzano del 2,6% e la loro incidenza scende al 50,1%. L’evoluzione dei due aggregati produce un miglioramento del saldo complessivo della finanza pubblica.
L’indebitamento netto passa dal 8,4 al 7,8% del Pil, il saldo primario riduce il disavanzo dal 4,7 al 4,4% e il saldo corrente si porta dal 3,3 al 2,9%. Numeri che confermano un riequilibrio dei conti, pur all’interno di un quadro che mantiene ancora un significativo ricorso al deficit.
La parte più significativa della fotografia dell’Istat riguarda comunque le famiglie. Dopo una lunga fase nella quale l’inflazione aveva limitato la capacità di spesa, il reddito disponibile torna a crescere con un ritmo superiore rispetto ai consumi. Tra gennaio e marzo il reddito aumenta dell’1,6% rispetto al trimestre precedente, mentre la spesa per consumi sale dell’1,4%. La differenza, seppure contenuta, consente una ricostituzione della capacità di risparmio.
La propensione al risparmio raggiunge così l’8% del reddito disponibile, con un incremento di 0,2 punti percentuali rispetto alla fine del 2025. Il dato assume particolare rilievo perché interrompe una fase nella quale l’erosione del potere d’acquisto aveva spinto molte famiglie ad attingere alle risorse accantonate per sostenere le spese correnti.
Potere d’acquisto
Anche il potere d’acquisto mostra un miglioramento. L’indicatore cresce dello 0,8% sul trimestre precedente, risultato che riflette una dinamica del reddito capace di compensare gli effetti dell’aumento dei prezzi sui consumi. Si tratta di un segnale che rafforza le prospettive della domanda interna, tradizionalmente uno dei principali motori della crescita economica italiana. Una maggiore disponibilità di reddito reale, infatti, offre alle famiglie margini più ampi per sostenere gli acquisti senza compromettere la capacità di risparmio. Sul versante delle imprese emergono indicazioni contrastanti.
La quota di profitto delle società non finanziarie scende al 42,8%, con una riduzione di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il calo dei margini, tuttavia, non arresta gli investimenti. Il relativo tasso sale infatti al 24,9%, grazie all’aumento degli investimenti fissi lordi.
Il dato suggerisce che molte aziende continuano a puntare sul rafforzamento della capacità produttiva nonostante un contesto caratterizzato da costi ancora elevati e da margini meno favorevoli rispetto alla fine dello scorso anno.
Prezzi alla produzione dei servizi
Accanto agli indicatori su famiglie, imprese e finanza pubblica, l’Istat rileva un’accelerazione dei prezzi alla produzione dei servizi. Sul mercato business, cioè quello rivolto alle imprese, l’indice aumenta dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,7% su base annua, con un’intensità superiore rispetto al quarto trimestre del 2025.
L’incremento interessa quasi tutte le attività economiche, anche se il contributo principale arriva dal comparto dei trasporti e del magazzinaggio, che registra un rialzo del 2,7%. All’interno del settore spiccano il trasporto aereo delle merci, con un aumento del 4,9%, e il trasporto marittimo, che registra un progresso del 3,9%.
L’intero comparto torna inoltre in territorio positivo anche nel confronto con lo scorso anno, con un incremento del 2,2% dopo il calo registrato alla fine del 2025. La dinamica conferma il ritorno di tensioni lungo la filiera logistica, una componente che influenza direttamente i costi di distribuzione e, di conseguenza, i listini praticati alle imprese clienti.
Anche i servizi di informazione e comunicazione mostrano una crescita dei prezzi. L’indice sale dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e del 2,2% su base annua. Le attività professionali, scientifiche e tecniche registrano un aumento dello 0,3%, sostenuto soprattutto dalle altre attività professionali e tecniche, mentre il confronto con il primo trimestre del 2025 evidenzia un incremento del 2,8%, in lieve rallentamento rispetto ai mesi precedenti. I servizi di noleggio, le agenzie di viaggio e le attività di supporto alle imprese mettono a segno un progresso dello 0,2%, pur con alcune eccezioni rappresentate dal noleggio di autoveicoli e dai servizi di supporto amministrativo, che chiudono il trimestre in diminuzione.
Mercato complessivo
L’aumento dei listini coinvolge anche il mercato complessivo dei servizi, che comprende sia il segmento business sia quello destinato ai consumatori. In questo caso l’indice cresce dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e del 3% su base annua, un ritmo superiore a quello registrato alla fine del 2025. Secondo l’Istat la spinta continua a provenire soprattutto dai servizi collegati ai trasporti, con rincari che interessano il trasporto aereo delle merci, quello marittimo e le attività di supporto alla logistica.





