La guerra in Ucraina è entrata in una fase in cui il fronte non basta più a misurare la portata del conflitto. Nelle stesse ore in cui raid russi hanno provocato tre morti nelle regioni ucraine di Dnipropetrovsk e Poltava, Kiev ha rivendicato nuovi attacchi in Crimea e nel cuore energetico della Russia. Nel mirino non ci sono soltanto basi e sistemi militari, ma anche depositi, raffinerie, collegamenti logistici e infrastrutture legate al carburante. La penisola di Kerch, nella Crimea occupata da Mosca dal 2014, è stata colpita da droni ucraini.
Le autorità russe locali hanno parlato di almeno quattro civili morti e di circa trenta feriti. Sergei Aksyonov, capo della Repubblica di Crimea, ha indicato un bilancio di 28 feriti e ha annunciato la sospensione della distribuzione di carburante nelle stazioni di servizio della penisola. Un’altra vittima, secondo le autorità di Krasnodar, si è registrata nell’attacco al traghetto Panagia, in servizio tra il distretto di Temryuk e Kerch.
Mosca ha poi sostenuto di aver abbattuto 239 droni ucraini durante la notte.
Kiev, però, ha rivendicato il risultato politico e militare dell’operazione. Volodymyr Zelensky ha confermato su X che gli attacchi a lungo raggio hanno colpito la logistica militare, l’industria petrolifera e la difesa aerea russa in Crimea. Secondo il Presidente ucraino le esplosioni hanno interessato strutture su entrambi i lati del Ponte di Crimea, il collegamento attraverso lo Stretto di Kerch tra la penisola occupata e il territorio russo.
Il dettaglio
Kiev ha affermato di aver raggiunto infrastrutture marittime usate per il trasporto di petrolio nella regione di Krasnodar, un deposito di carburante a Kerch, obiettivi logistici militari, quattro radar dei sistemi S-400 e due sistemi Pantsir. È una strategia ormai evidente: indebolire la macchina bellica russa non solo vicino alla linea del fronte, ma anche nelle retrovie, dove passano rifornimenti, energia e trasporti.
Nel suo videomessaggio Zelensky ha avvertito che la Russia starebbe preparando una nuova ondata di attacchi su larga scala contro l’Ucraina. Ha citato i raid su Dnipro e Zaporizhzhia e ha chiesto alla popolazione di mantenere la massima attenzione. Poi ha rivendicato l’attacco alla raffineria di Tyumen, in Siberia occidentale, a oltre duemila chilometri dal confine ucraino. Secondo il leader di Kiev, i nuovi droni FP aggiornati possono raggiungere distanze fino a tremila chilometri.
Lo Stato Maggiore ucraino ha confermato il raid del 20 giugno contro la raffineria Antipinsky, nella regione di Tyumen. I risultati dell’operazione restano in valutazione. L’impianto, secondo Ukrinform, è tra i principali della Siberia occidentale, con una capacità annua compresa tra 7,5 e 9 milioni di tonnellate di greggio. Produce gasolio, benzina e altri derivati del petrolio, anche per le necessità dell’esercito russo.
Sul campo
Sul territorio ucraino, intanto, il bilancio degli attacchi resta pesante. Zelensky ha riferito che nell’ultima settimana Mosca ha lanciato quasi 2.200 attacchi con droni, 1.800 bombe guidate e 87 missili. Le regioni di Dnipropetrovsk, Kharkiv, Odessa, Sumy, Donetsk, Kirovohrad e Rivne figurano tra le aree più esposte. La pressione, ha spiegato il Presidente, resta costante lungo la linea del fronte e nelle comunità vicine. La guerra dei droni produce effetti anche dentro la Russia.
L’Institute for the Study of War segnala difficoltà crescenti per le autorità russe, alle prese con rincari e carenze di carburante dopo le operazioni ucraine contro le infrastrutture energetiche. Il quotidiano ‘Fontanka’ ha riferito problemi di disponibilità e aumenti dei prezzi in diverse regioni, comprese città come San Pietroburgo, Voronezh e Tula. Le misure locali adottate per contenere la crisi, secondo il think tank statunitense, non hanno ancora dato i risultati attesi.
La fonte di opposizione russa ‘Vazhnye Istorii’ ha segnalato restrizioni temporanee alla vendita di benzina in alcune stazioni dell’oblast di Tver. Nell’oblast di Tula, invece, le autorità hanno ricondotto le carenze a problemi logistici e all’aumento della domanda.





