Un tribunale federale di Washington ha stabilito venerdì che il Kennedy Center for the Performing Arts non potrà essere ribattezzato con il nome del presidente Donald Trump, ordinando la rimozione di ogni segnaletica e riferimento ufficiale al cosiddetto «Trump Kennedy Center» entro due settimane.
La sentenza, firmata dal giudice distrettuale Christopher Cooper, chiarisce che «lo statuto del Kennedy Center stabilisce in modo inequivocabile che il Centro deve essere intitolato al Presidente Kennedy e non può avere alcun altro nome ufficiale». Cooper ha aggiunto che solo il Congresso ha l’autorità di modificare la denominazione del celebre teatro inaugurato nel 1971 come memoriale dedicato a John F. Kennedy.
La causa era stata intentata dalla deputata democratica Joyce Beatty, membro del consiglio di amministrazione del Kennedy Center, che ha definito la decisione «una vittoria per il popolo americano». I suoi avvocati, Norm Eisen e Nathaniel Zelinsky, hanno salutato la sentenza come «un duro colpo contro la corruzione dell’amministrazione Trump».
L’ordinanza blocca anche la chiusura biennale dell’edificio prevista dal piano di ristrutturazione voluto da Trump, parte di un progetto più ampio per rimodellare il centro monumentale di Washington. Tuttavia, il giudice ha precisato che i lavori di manutenzione necessari potranno proseguire. La Casa Bianca non ha rilasciato commenti immediati.
Intanto, un’altra corte d’appello ha autorizzato la costruzione della sala da ballo da 8.365 metri quadrati prevista nell’ala est della Casa Bianca, mentre prosegue l’esame del caso. La decisione di Cooper riafferma il principio che il Kennedy Center resta «un’istituzione del popolo americano», simbolo culturale e politico che non può essere modificato per decreto presidenziale.





