In risposta all’ultimatum di Donald Trump per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ormai vicino alla scadenza, il Consiglio di difesa iraniano ha dichiarato che, in caso di invasione o attacchi diretti, verranno minate le rotte marittime e colpite le linee di comunicazione navale. Le autorità iraniane hanno inoltre affermato che il passaggio nello Stretto sarà consentito solo ai Paesi che si coordineranno con Teheran. Secondo analisti di mercato, l’Iran mantiene così un potere di influenza su circa il 20 per cento delle forniture petrolifere mondiali, oltre a gas e fertilizzanti.
Le tensioni stanno già incidendo sui mercati. Il gas europeo è tornato sopra i 60 euro al megawattora, mentre analisti finanziari parlano di volatilità crescente. Il presidente dell’Istat ha definito la crisi “l’ennesimo shock” per il sistema produttivo globale. A complicare ulteriormente lo scenario, la sospensione di attività in Qatar dopo gli attacchi alle infrastrutture energetiche sta causando una carenza di elio, componente essenziale per la produzione di semiconduttori, con il rischio di ripercussioni sulla filiera tecnologica mondiale.
Minacce Usa e raid israeliani
In questo quadro, il Dipartimento di Stato americano ha diffuso un’allerta globale per i cittadini Usa all’estero in vista della scadenza delle 48 ore fissate dalla Casa Bianca per la riapertura di Hormuz. Washington ha avvertito che, in caso contrario, verranno colpite le centrali elettriche iraniane. L’avviso invita i cittadini statunitensi, in particolare in Medio Oriente, ad adottare precauzioni, segnalando il rischio che gruppi legati all’Iran possano colpire interessi americani in diversi Paesi.
Intanto l’esercito israeliano ha annunciato operazioni “su larga scala” contro obiettivi iraniani. Esplosioni sono state segnalate a Teheran e in altre città, con blackout diffusi nella capitale dopo i raid. Media locali parlano di vittime civili a Tabriz e Khorramabad, mentre una stazione radio sarebbe stata colpita a Bandar Abbas.
I Guardiani della Rivoluzione hanno risposto con attacchi con droni contro postazioni separatiste nel nord dell’Iraq e hanno minacciato ritorsioni contro infrastrutture energetiche in caso di ulteriori bombardamenti.
Tensioni regionali e mosse diplomatiche
Sul piano regionale, l’Arabia Saudita ha espulso cinque diplomatici iraniani, mentre due missili diretti verso il suo territorio sono stati intercettati. Gli Emirati Arabi Uniti hanno criticato la scarsa reazione delle organizzazioni arabe. Mosca si è detta contraria al blocco dello Stretto, invitando però a considerare il contesto del conflitto, mentre la Cina ha avvertito del rischio di una situazione “incontrollabile” in caso di escalation.
Nel frattempo, la Nato valuta un possibile ruolo operativo per garantire la sicurezza delle rotte marittime, mentre Washington e Londra hanno ribadito la necessità di riaprire Hormuz per stabilizzare i mercati energetici globali.
Incidenti e sviluppi militari
Un civile israeliano è stato ucciso per errore da artiglieria israeliana nel nord del Paese, mentre fonti irachene riferiscono di un attacco aereo statunitense contro una milizia filo-iraniana. Nel sud del Libano l’aviazione israeliana ha distrutto un altro ponte sul fiume Litani.
Secondo fonti occidentali, la nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei sarebbe ferita e isolata, mentre a Teheran proseguono arresti di presunti collaboratori di Stati Uniti e Israele.
L’avvicinarsi della scadenza dell’ultimatum statunitense, unito alle minacce iraniane di minare il Golfo e ai raid israeliani, accresce il rischio di uno scontro diretto e mantiene elevata la pressione sui mercati energetici e sugli equilibri regionali.





