La riunione convocata da Donald Trump nella Situation Room per decidere sulla proposta americana di intesa con l’Iran si è chiusa senza un annuncio definitivo. L’incontro, durato circa due ore, non ha sciolto i nodi del negoziato, mentre Teheran continua a negare che sia stato raggiunto un accordo e Washington ribadisce che l’Iran “non potrà mai possedere un’arma nucleare”. Secondo una funzionaria della Casa Bianca citata dalla Cnn, il presidente firmerà soltanto un’intesa “vantaggiosa per l’America” e compatibile con le sue “linee rosse”.
La proposta in discussione punterebbe a estendere il cessate il fuoco per altri 60 giorni, riaprire gradualmente lo Stretto di Hormuz e rinviare a una fase successiva il dossier nucleare. Il capo del Pentagono Pete Hegseth, intervenendo allo Shangri La Dialogue di Singapore, ha confermato la linea americana: Trump è disposto ad avere pazienza, ma “qualsiasi accordo dovrà essere un buon accordo, un grande accordo”. Allo stesso tempo, Hegseth ha avvertito che gli Stati Uniti sono “più che capaci” di riprendere la guerra contro Teheran e hanno munizioni sufficienti nella regione e nel resto del mondo.
Intanto la tensione militare resta elevata. Secondo Bloomberg, citata da Iran International, un missile balistico iraniano Fateh 110, intercettato dalla difesa aerea kuwaitiana, avrebbe colpito con i suoi detriti la base di Ali Al Salem, ferendo lievemente circa cinque americani tra militari e contractor e danneggiando gravemente due droni MQ 9 Reaper. Il Centcom ha intanto ribadito che le forze statunitensi restano presenti e vigili in Medio Oriente.
Pezeshkian apre a un “quadro dignitoso”
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in una telefonata con l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, ha detto che Teheran è pronta a raggiungere un “quadro dignitoso” per porre fine alla guerra con gli Stati Uniti e ridurre le tensioni regionali. Secondo l’agenzia Irna, Pezeshkian ha rivendicato l’impegno iraniano per il dialogo e ha chiesto alla controparte di mostrare “reale volontà politica” e rispetto degli obblighi internazionali.
Sul negoziato pesano però le divisioni interne al sistema iraniano. Secondo il New York Times, i falchi del regime stanno cercando di far fallire una possibile intesa con Washington, usando media statali, manifestazioni e pressioni politiche per opporsi a qualsiasi concessione. La televisione di Stato, controllata da una direzione ultraconservatrice, avrebbe amplificato le fratture interne e presentato i colloqui come un fallimento.
Hormuz
Resta centrale la questione dello Stretto di Hormuz, da cui transita una quota decisiva del commercio energetico mondiale. Il Qatar ha avvertito che trasformare le vie navigabili internazionali in strumenti di pressione politica creerebbe un precedente pericoloso anche in altre regioni, dall’Indo Pacifico in poi. Secondo Fars, intanto, una nave mercantile iraniana di ritorno dal Brasile avrebbe superato il blocco americano ed è diretta verso il porto iraniano di Imam Khomeini. Fondo monetario internazionale, Banca mondiale e Agenzia internazionale dell’energia hanno segnalato rischi per le scorte globali di carburante entro l’estate se il traffico nello Stretto non riprenderà.
Libano, nuove evacuazioni
Il fronte libanese aggiunge un ulteriore elemento di instabilità. L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di sette villaggi nel sud del Libano, annunciando nuovi attacchi contro obiettivi di Hezbollah dopo il lancio di diversi proiettili verso il nord di Israele, uno dei quali è caduto nell’area di Kiryat Shmona senza causare feriti. Hezbollah ha rivendicato 22 operazioni contro truppe, veicoli e infrastrutture israeliane. L’Unicef Libano ha denunciato che in una settimana 77 bambini sono stati uccisi o feriti nel Paese, 15 dei quali morti e 62 rimasti feriti, chiedendo la fine delle ostilità.





