mercoledì, 20 Ottobre, 2021
Attualità

Allarme in Myanmar: le suore aggirano la censura e denunciano le violenze

“In questi giorni siamo testimoni, insieme alle bambine delle nostre due comunità in Loikaw e le loro famiglie, della terribile violenza dei soldati che attaccano senza pietà i villaggi costringendo le famiglie a scappare, a trovare rifugio nelle foreste e sui monti, lasciando dietro di sé le case, tutte le proprietà, la sicurezza. Quasi tutti i villaggi di Loikaw ora sono in guerra, i combattimenti sono ovunque, è pericoloso uscire di casa. Mercati e negozi sono chiusi. In alcuni villaggi vicino a Demoso i militari hanno tagliato non solo Internet ma anche l’elettricità.

Stanno arrivando sempre più vicino al centro di Loikaw, e anche per noi può accadere il peggio. I villaggi sono quasi deserti, tutti quelli che potevano scappare se ne sono andati, anziani, malati e bambini hanno trovato rifugio all’interno delle Chiese, mentre gli uomini che possono combattere restano a proteggere le loro case. Anche nel nostro Orfanatrofio e Scuola, le suore hanno preparato dei posti per chi ha bisogno di un riparo. La scorsa notte le suore hanno messo delle bandiere bianche sulle finestre della casa come segno per l’esercito etnico di non sparare o lanciare bombe. Proprio ora abbiamo ricevuto la notizia che hanno iniziato a bombardare in Nanatthaw, il villaggio vicino al nostro. La gente è accorsa nella nostra Casa e Scuola, dove fin da stamattina in tanti hanno iniziato a portare verdura e altro cibo da conservare per avere scorte sufficienti per i prossimi giorni…”.

Sono le accorate parole di richiesta di aiuto giunte alla nostra redazione questa mattina da una suora delle Ancelle Missionarie del Santissimo Sacramento presenti in Myanmar, dove la mattina del 1º febbraio 2021 ha avuto luogo un colpo di Stato militare messo in atto dalle forze armate birmane per rovesciare il governo di Aung San Suu Kyi.

 

IL COLPO DI STATO MILITARE

Dopo le elezioni legislative birmane del 2020 vinte dalla Lega Nazionale per la Democrazia, guidata da Aung San Suu Kyi, il generale Min Aung Hlaing, capo delle forze armate, ha contestato i risultati del ballottaggio e ne ha chiesto la riverifica, altrimenti l’esercito sarebbe intervenuto per risolvere la crisi politica in corso. La commissione elettorale ha però negato queste accuse. Il consigliere di Stato Aung San Suu Kyi, il presidente Win Myint e altri leader del partito al governo sono stati arrestati e detenuti dal Tatmadaw, l’esercito del Myanmar.

 

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