domenica, 26 Settembre, 2021
Società

La sede della protezione civile nell’ex appartamento del clan

Da poco più di un mese la sede operativa del Gruppo Volontari della Protezione Civile del Comune di Trecase, piccolo centro di novemila anime ai piedi del Vesuvio, si trova all’interno di un bene confiscato alla camorra.

È stato il sindaco Raffaele De Luca, al suo secondo mandato consecutivo grazie ad un autentico plebiscito popolare, a volere fortemente questo risultato per lanciare un messaggio chiaro all’opinione pubblica locale, in modo particolare ai giovani.

Alla cerimonia di inaugurazione hanno preso parte il presidente del Tribunale  di Torre Annunziata, Ernesto Aghina, il procuratore della Repubblica facente funzioni Pier Paolo Filippelli, il generale di Corpo d’Armata, Carmine De Pascale, Presidente del Comitato regionale della Protezione Civile, i vertici delle forze dell’ordine che operano sul territorio (Carabinieri, Polizia di Stato e Capitaneria di Porto) ed il parroco rettore del Santuario della Madonna delle Grazie e San Gennaro, don Aniello Gargiulo.

Sindaco cosa significa la scritta “Qui lo Stato ha vinto” all’esterno della sede della Protezione civile comunale?
“La scritta a caratteri cubitali si deve al fatto che la Protezione Civile, cuore nevralgico delle operazioni nel caso di calamità naturali e/o eventi sismici, si trova all’interno di un bene confiscato alla camorra.

Come mai avete fatto questa scelta?
“Durante la cerimonia di inaugurazione uno dei relatori ha sottolineato che la repressione da parte della magistratura e delle forze dell’ordine, pur importante, da sola non basta se non è affiancata da gesti di libertà dei cittadini e dei rappresentanti delle istituzioni locali. Abbiamo semplicemente voluto lanciare questo messaggio. Lo Sato c’è e vince sempre. Chi si muove agli antipodi della legalità deve avere piena consapevolezza del fatto che, prima o poi, ciò che ha costruito grazie alla violenza ed alla prevaricazione, è destinato a svanire. La circostanza che se ne avvantaggi la collettività rende ancora meglio il senso di questo principio di civiltà e di giustizia”.

È stato difficile, per un comune piccolo come il vostro, portare avanti questa battaglia?
“Diciamo che ci sono voluti tanti sacrifici e un grande lavoro di squadra. Siamo, però, riusciti a dimostrare che quando c’è la volontà politica e la determinazione necessaria non ci sono ostacoli che tengono. Noi alla legalità ed alla trasparenza ci crediamo sul serio”.

È vero che avete fatto una corsa contro il tempo per acquisire il bene al patrimonio comunale?
“Se non ricordo male nell’ottobre 2018, alla presenza del coadiutore dell’Agenzia regionale dei beni confiscati, insieme al responsabile del settore, Giovanni D’Iorio, al comandante della polizia locale, Gennaro Balzano ed al coordinatore della protezione civile, ispezionammo per la prima volta l’appartamento, riconducibile ad un clan camorristico della zona. Abbiamo, poi, avviato l’iter amministrativo previsto con l’adozione della delibera di consiglio e con i fondi del comune ci siamo attivati per consentire alla struttura di ospitare la protezione civile. Dunque, sì. Abbiamo voluto fortemente tutto questo. E le dico di più. Presto acquisiremo al patrimonio comunale anche un altro bene confiscato”.

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