venerdì, 25 Giugno, 2021
Considerazioni inattuali

La caduta degli dei pregiudizi

In seguito al clamore suscitato dall’arcinota ed arciattesa intervista concessa da Meghan Markle, suo figlio Archie (appunto), sua figlia prossima nascitura ed Harry Windsor (impossibile non citarlo per ultimo in una condizione di cui pare più ostaggio che soggetto) ad Oprah Winfrey – anche chi di questioni del genere non si è mai occupato, stavolta non ha proprio potuto farne a meno (inclusa la sottoscritta).

Non soltanto perché Markle ha rivolto accuse tutt’altro che velate di discriminazione razziale subita da lei e da suo figlio verso un membro non ben specificato della famiglia reale, amplificando ancor più con questo stratagemma di confusione (piuttosto che di comunicazione) il già tremendo peso della scure gettatagli contro; non soltanto perché in tal modo ha meschinamente rivelato confidenze familiari – qualunque esse siano state – tra padre e figlio e tra fratelli “riferite da Harry”; non soltanto perché li ha incolpati della pressione psicologica e dei conseguenti pensieri di suicidio che le hanno sconvolto l’equilibrio psichico “proprio come è successo a Diana (il refrain/sottotesto continuo), senza ricevere alcun supporto”; non soltanto perché durante il dialogo con Oprah, Markle ha stravolto antiche regole di “non so se Giorgio V o VI” dall’alto di un noncurante snobismo che non si preoccupava certo di celare; né perché ha etichettato con un giro di parole Kate Middleton come “gelosa” delle sue eccezionali doti di carismatica professionista, dimostrate durante la sua visita in Australia.

E vi rassicuro: non intendo certo porre la questione sul piano di un banalissimo scontro tra cognate “rampicanti”: avrei ben poco materiale ed argomentazioni di cui servirmi a supporto di Middleton in tal senso e neanche mi sforzo di farlo, dal momento che la Duchessa di Cambridge insieme alla sorella Philippa venivano soprannominate in tempi non sospetti “sorelle glicine” per le ben note “qualità” di arrivismo, appunto. E vi rassicuro ancora, perché ne avrete come me già abbastanza: non scrivo con l’intenzione di aggiungere un ennesimo e non richiesto parere personale sulla vicenda – che sarebbe pertanto ben poco interessante – bensì per porre al centro della questione qualcosa che supera da che parte schierarci, le ragioni dei diretti interessati, le accuse di aver inscenato una farsa rivolte loro dall’opinione pubblica o le rispettive posizioni della ormai famigerata “Institution” e della famigliola; per accogliere con gaudio una piccola grande rivoluzione del tutto inaspettata, soprattutto in questi tempi in cui regna sovrano il politically correct ed il buonismo a tutti i costi: la parità vale per tutti, proprio per tutti – anche per quelli che possiedono le armi per strumentalizzarla e ne accettano solo gli onori rifiutandone gli oneri.

Mi spiego meglio, più direttamente e tramite un ideale, brevissimo soliloquio rivolto però alla ex-attrice nonché ex-duchessa, servendomi di un linguaggio altrettanto pratico ed essenziale: “Meghan Markle, non puoi utilizzare anni di lotte e soprusi subiti dalla tua “razza” a tuo vantaggio, per passare da vittima dopo essere stata accolta come mai successo prima dalla famiglia reale inglese, portata persino all’altare dal Principe Carlo nonostante avessi un padre vivente; il fatto che tu sia di colore, proveniente da famiglia non abbiente, attrice americana, non vuol dire che tu debba essere amata per forza dalla moltitudine o da essa trattata come una piccola povera fiammiferaia. Non puoi mantenere tutti i privilegi dei royals senza avallarne le responsabilità e sfruttarne i vantaggi economici con contratti americani annessi, né farti raccomandare da uno spaesato Harry come successo con un boss Disney. E no, non puoi in nessun modo equipararti alla compianta Diana in quanto a popolarità e consenso. E ancora, ben più importante: non puoi maltrattare i tuoi sottoposti che fino a non tanto tempo fa erano socialmente tuoi pari; soprattutto tu, a maggior ragione non puoi consentirti di farlo.

Proprio tu che reclami a gran voce il diritto di non soccombere ai pregiudizi, ed ora financo alle discriminazioni razziali – tu quoque Meghan non cadere in un altro squallido cliché: quello secondo cui chi viene dal basso, non appena sale un gradino, disprezza i suoi simili e diviene – come si suol dire – più realista del re.” Il disgustoso assioma bionda-occhi blu-aristocratica=antipatica&snob e brunetta-from the block=simpatica&smart, sono caduti insieme con i gli antichi ed obsoleti Dei pregiudizi: gli stessi di cui in passato si nutrivano la discriminazione ed il razzismo, quello vero. E forse per questo dobbiamo indirettamente ringraziare proprio Diana Spencer e Meghan Markle: per averli inconsapevolmente sfatati; grazie all’amore dimostrato per il candore di un’inesperta e maldestra Diana in balia degli eventi ma dotata di effettivo carisma e all’opposto il distacco della gente nei confronti di quella che la percezione comune rappresenta ad oggi come “un’arrampicatrice sociale e fredda calcolatrice: un’astuta manipolatrice, padrona della scena”.

Eppure Markle poteva contare in partenza su molteplici punti di forza, su tutti i migliori presupposti per soddisfare il vecchio cliché ed essere guardata come la dolce e moderna Cenerentola: figlia di due genitori separati, una famiglia definita “abbastanza impresentabile e sgangherata” dalla stampa, un padre distante e pasticcione direttore delle luci di un film, una madre insegnante di yoga afroamericana che l’aveva cresciuta da sola con amore e dedizione, una carriera di attrice poco brillante per quanto figlia di grandi ambizioni.

Ma la legge non scritta che regola l’empatia, ci insegna che è proprio il popolo a vederci più lungo rispetto alle apparenze: colei che inizialmente potrà anche essere stata scambiata per Cenerentola sulla carta o averne avuto per un momento le sembianze – se non ne possiede lo spirito, non condizionerà l’infatuazione circostante in suo favore a lungo; ed infatti ecco che l’illusione collettiva è presto svanita così come l’aura luminosa dell’attrice americana: considerata da molti almeno in Europa (non da tutti perché gli Stati Uniti la sostengono) più come una delle sorellastre di Cenerentola che una principessa indifesa delle fiabe salvata dalla vita agra dal suo principe.

È proprio il caso di dirlo, di riaffermare sotto una luce positiva un altro dei più antichi cliché: non tutto è come potrebbe sembrare… e più che mai in questo caso, tutto è proprio come appare. O come ha detto qualcuno in merito allo straforzato paragone ostentato dalla stessa Markle per richiamare disperatamente a sé una fantomatica rassomiglianza con Diana: “Non paragoniamo il rame con l’oro”. È proprio questo forse il segnale più forte; quello che afferma da sé medesimo che molti pregiudizi insieme con le odiose discriminazioni rasentino ormai il confine con la dissolvenza: se siamo tutti davvero uguali, allora possiamo tranquillamente parlare e pensar male anche di una come Meghan Markle che in teoria è una di quelle che dovrebbe starci simpatica per forza; e non ci saranno origine, rango, aspetto politico o buonismo qualunquista che tengano.

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