sabato, 17 Aprile, 2021
Salute

Influenza stagionale pochi casi. Le misure anti Covid fanno crollare anche rosolia e morbillo. La statistica di Influnet dell’Iss

L’influenza stagionale ormai spodestata, messa in un angolo e di cui quasi nessuno si occupa più. Nemmeno quelle fasce di popolazione a cui si era detto per anni di vaccinarsi per il loro bene. Quindi oggi con il Covid tutto appare ridimensionato se non annullato. I dati danno conto di ciò che sta accendo.
L’anno scorso di questi tempi l’influenza faceva registrare un indice di contagio di 10,9 casi ogni mille abitanti e a metà febbraio erano 5 milioni e 632mila gli italiani finiti a letto per l’influenza stagionale.

Tra il 2020 e il 2021 l’influenza stagionale ha invece colpito in misura modesta, con un tasso di incidenza che nella settimana dall’8 al 14 febbraio si è fermato a 1,6 su mille abitanti, quasi sette volte inferiore a quello registrato nello stesso periodo del 2020. Merito di questo crollo per gli specialisti, caso unico negli ultimi venti anni, va alle misure di prevenzione contro il Sars-Cov-2 che hanno avuto un ruolo sostanziale nel prevenire i contagi. A tenere sotto controllo l’influenza stagionale è il monitoraggio Influnet dell’Istituto superiore di sanità.

I numeri resi noti da servizio sono chiari nella sesta settimana del 2021 (8-14 febbraio), i casi stimati di sindrome similinfluenzale, rapportati all’intera popolazione italiana, sono stati circa 93.600, per un totale di circa 1.682.000 casi a partire dall’inizio della sorveglianza. Lo scorso anno la situazione era molto differente. Nella settimana dal 10 al 1 febbraio del 2020, il numero di casi era stato invece pari a circa 656.000, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 5.632.000 casi. Nello studio Influnet curato da Antonino di Bella si mette in evidenza come invece tra l’autunno e l’inverno di questi anni l’incidenza maggiore si è avuta nella fascia di età 0-4 anni con 4,57 casi per mille assistiti.

Mentre nella fascia di età 5-14 anni l’incidenza è stata dell’1,93, nella fascia 15-64 anni dell’1,47 e tra gli individui di età pari o superiore a 65 anni si è fermata a 0,74 casi per mille assistiti. A sottolineare le differenze è il responsabile del monitoraggio Influnet dell’Iss, Antonino di Bella, “Sicuramente è la prima volta in 20 anni che osserviamo un’incidenza delle sindromi simil-influenzali così bassa e sotto soglia anche nella seconda settimana del 2021”, spiega il dottor di Bella, “Periodo in cui normalmente ci si prepara ad affrontare il picco epidemico stagionale che solitamente arriva tra fine gennaio e inizio febbraio. In base agli ultimi dati, rilevati dall’11 al 17 gennaio, l’incidenza è pari a 1,5 casi per mille assistiti. Il gap emerge con estrema evidenza se lo confrontiamo con quello della scorsa stagione quando si attestava su 8,5 casi per mille, in questa stessa settimana”. Le misure anti Covid sono state utili, per l’influenza ma anche per morbillo e rosolia.

“Le misure di prevenzione contro il Sars-Cov-2 hanno avuto un ruolo sostanziale. Non ci sono dubbi”, sottolinea ancora il dottor Antonino di Bella, “merito che non possiamo attribuire alla vaccinazioni, anche perché a differenza degli anni precedenti la campagna vaccinale è tutt’ora in corso in quanto il ministero della Salute ha evidenziato nella circolare di prevenzione dell’influenza l’opportunità di vaccinarsi anche dopo il 31 dicembre. Inoltre è molto difficile dimostrare che la vaccinazione possa definire il trend dell’influenza in quanto ogni anno, purtroppo, solo 18% della popolazione si vaccina a differenza della fascia degli over 65 dove le percentuali arrivano al 54% di persone vaccinate.

Tradotto, a meno che non si raggiungono numeri ampi su tutta la popolazione, i vantaggi della vaccinazione non possono essere percepiti. Ciò detto, Il primato spetta alle misure di prevenzione adottate per la pandemia. E questo è rafforzato dal fatto che da aprile al 31 dicembre 2020 non osserviamo casi di Rosolia e morbillo. Zero casi avvalorati anche da una Survey lanciata In tutte le Regioni che hanno confermato l’assenza di queste malattie infettive. Un dato riscontrato anche a livello europeo. A conti fatti, lavaggio delle mani, mascherina e quando possibile il distanziamento si sono dimostrate misure efficaci”.

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