sabato, 24 Luglio, 2021
Società

La vita come musica di Phil e Numa

Phil Palmer è uno dei più noti chitarristi internazionali capace di adattarsi a diversi stili e di affascinare con il suo talento ma anche con la sua autenticità. Negli anni ha collaborato con artisti del calibro di Eric Clapton, George Michael, Elton John e con i Dire Straits per poi spostarsi in Italia dove ha suonato con artisti come Pino Daniele, Eros Ramazzotti, Renato Zero e Lucio Battisti. Numa è la moglie di Phil e cantante pop italiana in grado di trasmettere attraverso le sue canzoni la sua visione della vita unica e positiva. Abbiamo parlato della loro carriera, delle loro esperienze e del ruolo che la musica ha nelle loro vite.

Phil, tu sei nato in un ambiente artistico e musicale e hai iniziato a suonare strumenti sin da piccolo, secondo te quanto è importante la presenza della musica e dell’arte nella vita?
Dovrebbe essere una distrazione, dipende da che ruolo ha nella tua vita. Per me era difficile non essere un musicista perché ero circondato dalla musica e ne sono diventato subito affascinato e intrigato. È diventata il centro della mia vita nell’adolescenza, forse troppo, non seguivo i consigli di mio padre il quale voleva che andassi all’università, che trovassi un’altra occupazione, perché non era convinto che io intraprendessi una carriera da musicista, non voleva questo per me. Ciò causò una rottura tra di noi e quando avevo 17 anni dovetti andare via di casa, troppo catturato dalla musica.

La musica è un mix di duro lavoro, divertimento e talento ma qual è per te il più importante.
È una combinazione di tutti e tre, se trovi divertimento nel tuo lavoro e sei bravo in quello che fai sarà divertente, se invece sei stressato e nervoso non riesci ad essere un buon musicista perché per diventarlo devi essere sicuro di te e di quello che fai.

Quale consiglio daresti al te del passato all’inizio della tua carriera?
Non ascoltavo molto i consigli, soprattutto quelli di mio padre. Sono stato fortunato perché lavorando con musicisti affermati prendevo consigli da loro ed è stato molto utile. Se dovessi dare un consiglio a me stesso direi che mi stavo lanciando ciecamente in un business, non sicuro di raggiungere il successo. Quindi non mi sono dato consigli, per niente ,ma sono andato dritto per la mia strada.

Come ti sei sentito la prima volta che hai suonato di fronte ad un pubblico? E con gli anni ti sei abituato a quella sensazione?
Se sai quello che stai facendo e sei bravo allora non devi essere nervoso perché sei sicuro di quello che fai, però durante i miei primi concerti a 14 anni lo ero certamente. Più vai avanti e diventi sicuro più il nervosismo scompare.

Quale performance ti ha lasciato il più bel ricordo?
Sono diverse, certamente tutti i concerti in giro per il mondo con Eric Clapton e tutti i concerti con i Dire Straits, sono stati tutti straordinari. Stadi pieni di persone adoranti la cui reazione diventa come una droga, è una sensazione fantastica. La performance più gratificante è stata quella che ho fatto ad un evento per la Regina Elisabetta per le celebrazioni del Giubileo, dove ho suonato la chitarra per tutti gli artisti che sono saliti sul palco quel giorno, ed erano molti tra cui Eric Clapton e Paul McCartney. Questa è stata una delle esibizioni più memorabili.

Numa, il tuo nuovo singolo “Il coraggio delle idee” è da poco uscito, puoi dirci di cosa parla la canzone e cosa ti ha portata a scriverla?
Il coraggio delle idee è nata dopo essere tornati dall’America dove Phil aveva appena terminato un tour, venivamo dunque da un bellissimo momento sia professionale che personale perché eravamo a contatto con la natura, con cui io ho un rapporto molto stretto. Nonostante fossimo chiusi in casa per il lockdown sentivo il cuore molto libero, praticando buddismo da 25 anni ho imparato che l’ideogramma crisi vuol dire opportunità e in ogni momento critico ho sempre cercato di evolvere, progredire e cogliere questa opportunità; facendo musica applico questa filosofia al mio lavoro, credo profondamente nella resilienza degli esseri umani e nella nostra capacità di ricostruire un futuro in ogni momento e credo soprattutto negli innumerevoli talenti che l’essere umano possiede. Quando parlo di coraggio delle idee e di talento mi riferisco al coraggio e alla forza che gli esseri umani hanno e devono avere fin dalla nascita, trovo dunque che gli umani siano estremamente coraggiosi. C’è una frase nella canzone che dice “siamo eroi dei nostri giorni” e vuol dire che tutti i giorni noi affrontiamo la nostra sfida quotidiana.

Dove trovi ispirazione per le tue canzoni e quali artisti pensi ti abbiano influenzata maggiormente? E soprattutto con le tue canzoni quali emozioni vuoi trasmettere?
I testi sono molto autobiografici, io penso veramente che gli altri siamo noi, se gli altri siamo noi e io sono gli altri sono certa che ci sia un filo conduttore tra la mia vita e la vita di tutte le persone attorno a me. Quando traggo ispirazione da me stessa in realtà  è perché credo in questa simbiosi, quando racconto di me in realtà racconto anche gli altri, siamo tutti sullo stesso percorso nonostante alcune differenze. Ho poi dei grandi maestri tra cui Daisaku Ikeda, maestro buddhista giapponese e un altro è Joe Dispenza, ricercatore  americano di tecniche energetiche. Seguo poi la scuola che si chiama “you can heal your life” di Louise Hay, in parte mi sono ispirata al suo metodo per poi creare il mio, che si chiama io scelgo l’amore, è un metodo per la crescita personale, la rimozione dei blocchi interiori e dei traumi. Credo fortemente che noi umani siamo artefici della nostra vita, per questo una delle frasi che più mi ha ispirata è “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” di Gandhi. Musicalmente invece amo Lionel Richie, Céline Dion,Barbra Streisand, Whitney Houston e in Italia Raffaella Carrà, Renato Zero e Claudio Baglioni, tutti artisti che hanno tanto da dire sempre con propositività. Come artisti noi abbiamo un’immensa responsabilità, ovvero scegliere ciò che vogliamo trasmettere. Io scelgo da chi imparare per questo i miei maestri sono tutti maestri di pace, che aiutano ad accrescere le potenzialità dell’essere umano. Oggi ho la grande opportunità di poter scrivere e ho la grande responsabilità di scegliere cosa dire e come dirlo, perché vorrei nutrire di fiducia, amore e condivisone chi mi ascolta.

La musica ci aiuta nei momenti difficili ma amplifica anche quelli belli, credi che la musica abbia poteri curativi?
Per me la musica è la lingua che se usata in maniera corretta e responsabile è ciò che unisce tutte le religioni e che crea un movimento invisibile. Come ogni dono che abbiamo nel mondo può essere usata come un’arma o come uno strumento di pace e sta a noi decidere come impiegarla. La musica è un metodo di guarigione straordinario che ci permette di guarire l’io interiore quindi il cuore abbandonandosi all’emozione della musica. Quando intendo guarigione intendo dire anche restituire il potere e la dignità all’essere umano. È bello cercare di fare questo anche con la musica pop, oltre che con la musica olistica, quindi una musica leggera ma che funge come un mantra positivo che fa vibrare ed aprire tutte le nostre potenzialità nascoste.

Secondo voi la musica ha aiutato le persone a rimanere unite e ad essere speranzose durante questo difficile periodo?
Phil: certamente, fa parte di tutti quegli stimoli che ci spingono a voler tornare alla normalità e che ci accompagnano in queste giornate in cui non c’è molto altro da fare. Abbiamo usato la scrittura e la musica come uno strumento positivo durante il primo lockdown anche per condividere tutto quello che facciamo ed è per questo che abbiamo ideato “casa Palmer”, per rimanere in contatto con le persone.

Numa: sicuramente, sento che non potrei fare nient’altro, è più forte di me, è ciò che occupa tutto il mio tempo e la mia mente. Nonostante tutti i problemi della vita la musica è una chiamata fortissima che nonostante tutto rimanere nel nostro cuore.

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