lunedì, 12 Aprile, 2021
Economia

ISTAT, positivo il bilancio 2020 sulle retribuzioni annue

Alla fine di dicembre 2020, i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica (24 contratti) riguardano il 19,1% dei dipendenti – circa 2,4 milioni – con un monte retributivo pari al 19,8% del totale. Nel corso del quarto trimestre 2020 e’ stato recepito il solo accordo del legno e prodotti in legno ed e’ scaduto quello dell’edilizia. Lo rende noto l’Istat.
I contratti in attesa di rinnovo a fine dicembre 2020 sono 49 e coinvolgono circa 10,0 milioni di dipendenti (l’80,9% del totale) 300 mila lavoratori in piu’ rispetto al dato di fine settembre.

Il tempo medio di attesa di rinnovo, per i lavoratori con contratto scaduto, nel corso del 2020 e’ aumentato, passando da 11,8 mesi a gennaio a 20,1 mesi a dicembre.
Nella media del 2020 l’indice delle retribuzioni orarie e’ cresciuto dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Anche l’indice mensile delle retribuzioni contrattuali registra un aumento tendenziale dello 0,6% rispetto a dicembre 2019, pur restando invariato rispetto a novembre; in particolare, l’aumento ha raggiunto lo 0,8% per i dipendenti dell’industria, lo 0,7% per quelli dei servizi privati ed e’ stato nullo per la pubblica amministrazione.

Nel dettaglio, gli aumenti tendenziali piu’ elevati riguardano il settore del credito e assicurazioni (+2,2%), l’edilizia (+1,6%), l’estrazioni minerali ed energia e petroli (entrambi +1,4%); nessun incremento per l’agricoltura, il commercio, le farmacie private, le telecomunicazioni e la pubblica amministrazione.
“L’incertezza derivante dall’emergenza sanitaria, nel corso del 2020, ha determinato un marcato rallentamento dei processi negoziali, registrando alla fine dell’anno solo otto accordi di rinnovo, meno di un quinto degli oltre cinquanta contratti scaduti a inizio anno – commenta l’Istat -. La quota di dipendenti in attesa di rinnovo non e’ mai scesa sotto l’ottanta per cento e la dinamica retributiva, che ha fatto registrare una variazione dello 0,6%, appare in deciso rallentamento rispetto al – modesto – incremento dell’anno precedente. La crescita delle retribuzioni e’ stata sostanzialmente stabile per il settore privato, mentre e’ progressivamente diminuita, fino ad annullarsi nel secondo semestre dell’anno, per il pubblico impiego”.

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