La FIFA ha abbandonato il controverso progetto di cedere quote della Coppa del Mondo a investitori privati, dopo una settimana di proteste senza precedenti da parte delle federazioni europee e persino di membri interni dell’organizzazione. Il dietrofront rappresenta una clamorosa sconfitta per Gianni Infantino, che aveva presentato il piano martedì, proponendo la creazione di una nuova impresa commerciale destinata a capitalizzare sui tornei FIFA, inclusi Mondiale e Coppa del Mondo per club.
La parte più contestata riguardava la vendita di una quota di minoranza a investitori privati, tra cui una società legata a Joshua Kushner, fratello del genero del presidente Trump. L’idea ha immediatamente scatenato la reazione delle federazioni europee, che hanno minacciato di boicottare il Mondiale se la FIFA non avesse ritirato la proposta. La UEFA ha definito il piano una “svendita del calcio”, mentre CONCACAF e AFC hanno espresso contrarietà pur senza arrivare alla minaccia di boicottaggio. La ribellione è arrivata anche dall’interno della FIFA. Carlos Cordeiro, consigliere di Infantino, si è dimesso in mattinata, dichiarando la sua opposizione al progetto. Poco dopo, il direttore operativo Kevin Lamour ha criticato duramente il piano, affermando che lo staff era stato colto di sorpresa e definendolo “il progetto di una sola persona”.
Infantino, reduce dal Mondiale più redditizio della storia – con 15 miliardi di dollari raccolti negli ultimi quattro anni – ha tentato di difendere la proposta, sostenendo che i nuovi introiti sarebbero stati distribuiti ai 211 membri. Ma la pressione è diventata insostenibile. Il presidente FIFA è già sotto scrutinio per altre controversie: dai prezzi esorbitanti dei biglietti alla decisione di assegnare il “Premio per la Pace” a Trump, fino alla sospensione del cartellino rosso di Folarin Balogun dopo l’intervento della Casa Bianca.





