domenica, 19 Settembre, 2021
Economia

La befana dei super paperoni

Mentre ci si interroga sul futuro prossimo del Governo e sulle possibilità di successo di una mediazione fra le posizioni di Renzi e di Conte, una notizia che sembra minore è apparsa a pochi giorni dall’Epifania.

Stando infatti ai calcoli della rivista americana Forbes beneficiari di una gerla strabordante di denari sarebbero dieci super paperoni globali che avrebbero, a fine anno del Covid, registrato ulteriori guadagni per ben 400 miliardi di dollari, più di quanto il Regno Unito abbia finora speso per la lotta al virus.

Di contro, 150 milioni di persone, nel mondo, si sono aggiunte a quelle che già vivono in condizioni di estrema povertà, potendo contare sul reddito giornaliero di appena un euro e 60 centesimi.

Questa enorme platea di poveri non può non avvertire la sofferenza e la privazione di opportunità e di giustizia che nasce da questo scandaloso squilibrio sociale: a fronte – aggiungiamo – di 500 persone che nel mondo hanno visto aumentare il loro patrimonio per una cifra fra i 1800 e 7800 miliardi stanno i milioni di disoccupati (solo 10 milioni negli stati Uniti), conseguenze e specchio delle difficoltà per la politica di progettare modelli di sviluppo diversi da quelli già falliti e da quelli più attuali del turbo capitalismo e dell’autoritarismo cinese o russo.

Per un obbiettivo di cambiamento resta quindi utile un ripensamento globale di modelli di vita oggi nel segno dell’egoismo e dello spreco, causati anche dall’attuale inefficienza della politica, che si rivela sempre più precaria, deludente e incapace di cogliere l’intatto bisogno di giustizia e dignità. Un bisogno al quale la politica seppe corrispondere, sia pure con errori e gravi cadute di etica, nel secolo scorso ma che ora richiede un aggiornamento che tenga conto di quanto sia aumentato lo strapotere dei nuovi protagonisti della finanza mondiale.

Abbiamo bisogno non soltanto di un vaccino per il Covid ma anche – lo prescrive il Papa – di un vaccino che ci guarisca dall’individualismo e dal disimpegno.

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